“Tifosi rossoneri non smettete di sostenerci. Uno stadio come quello di oggi merita grandi soddisfazioni. Voglio e posso dare di piu: per il mister, per la società, per i compagni e sopratutto per voi”. Parole di Nicola Kalinic, primo ad esporsi sui social dopo l’ennesima figuraccia della grottesca banda di Montella. L’appello disperato di una squadra allo sbaraglio: il gruppo che chiede aiuto al popolo.

Due vittorie nelle ultime nove. Settimo posto. Sei punti dal sesto. Quattordici (potenziali) dal quarto. I numeri parlano chiarissimo e inchiodano il sistema Milan: società, allenatore, giocatori. Ma, soprattutto, inchiodano i tifosi. Il dato più drammatico racconta di un Milan che a San Siro, in campionato, non segna da quest’estate. Il che, considerando che è autunno da due mesi, è quantomeno inquietante. Era Milan-Spal, finiva 2-1 con due calci di rigore. Ora, pensiamo a un milanese qualunque, che tifi Milan e sia abbonato. Ecco, quel milanese negli ultimi due mesi è andato quattro volte a San Siro. E di gol del Milan non ne ha visto neanche uno. Zero. Niente.

Per questo l’atteggiamento di San Siro delle ultime gare è concepibile, certamente giustificato, probabilmente giusto. Decisamente condannabile, invece, è  la presa di posizione nei confronti di uno di quelli che ha dato tutto, Nikola Kalinic. Partiamo dal presupposto che il croato abbia giocato oggettivamente male. Che abbia sprecato tanto e che non segni da molto. Detto questo va preso atto di una carenza tecnica evidente di cui eravamo tutti a conoscenza. I fischi, allora, non hanno nessun senso. Perché va bene riservarli a chi in campo non da’ il 100%. O a chi dimostra di essere mentalmente altrove. Ma fischiare Kalinic, francamente, è inaccettabile. Ha dato tutto, ha pressato, si è fatto in quattro. E per questo non va idolatrato (come fanno alla Juve con Mandzukic). Però va certamente rispettato. Perché fischiare il Kalinic di oggi vuol dire fischiare la tecnica di Kalinic. Ma la tecnica di Kalinic è quella lì, lo sappiamo tutti. Per di più parliamo di un ragazzo arrivato tre mesi fa. Alla prima esperienza in una big, con tutte le pressioni del caso, inserito in un contesto (quello del Milan) attualmente tragico.

Criticare è giusto, sentenziare troppo facile. Adesso è il momento di stare uniti: tifosi e squadra. Noi con loro e loro per noi. L’appello è disperato: “Tifosi rossoneri non smettete di sostenerci. Uno stadio come quello di oggi merita grandi soddisfazioni. Voglio e posso dare di piu: per il mister,per la società , per i compagni e sopratutto per voi”.