Dall'arrivo in panchina di Roberto Mancini passa anche il ritorno in Nazionale di Mario Balotelli Nel ballottaggio per la panchina dell'Italia che va delineandosi tra Antonio Conte e Roberto Mancini, passa molto del futuro della Nazionale. E non si parla di capacità sul campo dell'uno o dell'altro allenatore, quanto degli uomini e delle scelte che andranno a caratterizzare il biennio che porta all'Europeo 2020. Perché passa dal nome del c.t. che siederà sulla panchina che è stata di Ventura, il destino di un altro nome del calcio italiano, probabilmente l'unico in grado di portare l'Italia dove merita: Mario Balotelli. Bistrattato, attaccato, dimenticato: Mario Balotelli dell'Italia non si è mai scordato. Ma non è un mistero che il suo destino in azzurro sia legato a doppio filo a quello del Mancio. L'allenatore che lo ha lanciato in Serie A con la maglia dell'Inter, quello che lo ha portato al Manchester City, lo stesso che lo ha trattato come un figlio e per questo ha fatto i conti con le turbolenze di un ragazzo difficile. Ma tra i due il legame non si è mai spezzato: Mario ragazzo d'oro, Mario spettacolare, sono solo alcune delle frasi riservate da Mancini a Balotelli negli ultimi anni. Non si farebbe problemi, il Mancio, a convocare Balotelli fin da subito, a metterlo al centro del progetto come solo Prandelli ha avuto il coraggio di fare in azzurro. Di certo un approccio simile non lo adotterebbe Conte, che nella sua esperienza da allenatore ha sempre mostrato di preferire la solidità del gruppo alle potenzialità del singolo. Costacurta e Fabbricini non possono fare finta di niente. Il destino dell'Italia si decide subito. Balotelli sì o Balotelli no: è soprattutto questa la differenza tra Mancini e Conte.
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