Silvio Berlusconi punzecchia il Milan. Gattuso va per la sua strada e a volte replica. L'idea di una tregua fino a maggio Dar via il giocattolo a cui si è più affezionati non è mai cosa facile, per nessuno. Eppure ci siamo passati tutti, in un modo o nell'altro. Il fratello minore, il cuginetto che avanza, il bambino meno fortunato al quale regalare il compagno di mille giorni e altrettante avventure. E quel pizzico di gelosia che non t'abbandona. Che sia un pupazzo, una macchinina, magari una squadra di calcio. Alla fine - ti ritrovi a rimuginare - «resterà per sempre un po' mia». Silvio Berlusconi al Milan deve pensare più o meno in questi termini. Anche adesso che è tutto - ufficialmente - finito. Difficile chiedergli un atteggiamento diverso. Non sarebbe stato amore prima, se non ci fosse un po' di gelosia adesso. Ma è il tempo di lasciare andare la sua creatura una volta per tutte, a meno che le voci di un Berlusconi-bis non abbiano un minimo di fondamento. E allora sì che l'ex patron avrebbe tutto il diritto di preoccuparsi e in parte di intervenire. Dire che il Milan gli provoca mal di stomaco può essere vero. Non è il solo tifoso a vivere questa sensazione vedendo giocare i rossoneri. Dirlo quando ti chiami Silvio Berlusconi pero, può essere ingiusto. Perché l'eco non si esaurisce da una stanza all'altra. Piuttosto attraversa il Paese, arrivando fino agli uffici di Milanello, dove Rino Gattuso sta lottando contro i mulini a vento per far tornare il Milan. Vero è che i giornalisti infieriscono, conoscendo l'indole tipica del Berlusca, dell'uomo che davanti alle telecamere segue l'istinto dello showman, senza fermarsi a pensare quell'attimo in più che lo renderebbe da un lato più diplomatico, dall'altro uguale ai benpensanti di turno. Per una volta, però, anche Silvio lascia da parte i sentimenti. Lui che liberale lo è per vocazione, lasci a Gattuso la libertà di lavorare senza le sue critiche. Ancora di più se è vero che Rino a Berlusconi vuole bene veramente, e in questo sentimento è ricambiato. Facciano un patto di silenzio da qui a maggio. Si astengano dal prestarsi al circo mediatico che li vuole nemici. Non cedano alla tentazione di voler trovare la ragione prima dell'altro. Così preserveranno il loro - amatissimo - giocattolo da chi vuole metterli contro per distruggerlo. Così salveranno il Milan.
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