Molti dei volti nuovi di questo nuovo Milan targato Fassone-Mirabelli hanno e stanno tutt’ora stentando ad ingranare. Anche quei profili sui quali nessuno avrebbe mosso alcuna critica.

Emblematico in questo senso il caso di Lucas Biglia. Dell’argentino si poteva dubitare sulla tenuta fisica, visto il dato statistico che nei 4 anni di Lazio non lo ha visto mai raggiungere quota 30 presenze in campionato, ma non di certo sulle sue eccelse qualità di costruttore di gioco.

Eppure, quello “ammirato” fino ad ora in rossonero sembra un lontano parente del giocatore apprezzato in biancoceleste. Per forza di cose questa condizione non può che essere transitoria e potrebbe anche non dipendere esclusivamente dalla condizione psico-fisica del centrocampista.

La giustificazione che sovente i più danno a quest’inizio di stagione del Milan, con poche luci e tante ombre, è quella di avere in organico anche dei buoni giocatori, presi singolarmente, ma che ancora non ragionano e non agiscono da collettivo, non sono squadra. Da questo punto di vista il buon Lucas potrebbe essere visto come un ottimo direttore che però ha a che fare con dei solisti. Solo dopo che questi diverranno “orchestra” potrà mettersi finalmente in luce sfoggiando i suoi noti virtuosismi. Deve far riflettere in tal senso l’esperienza vissuta con Pirlo dato fin troppo presto sul viale del tramonto e rinato con la casacca bianconera con attorno giocatori molto dinamici (tipo Lichtsteiner giusto per fare un nome) che con i loro movimenti stimolarono l’estro del regista bresciano.

Un’altro giocatore che non sta rendendo per quanto sarebbe lecito aspettarsi è Nikola Kalinic.
A differenza di Biglia, il croato non è stato accolto con i favori della piazza. I tifosi, per tutta la campagna rafforzamenti estiva, si erano fatti la bocca buona con centravanti dal maggior appeal nazionale (Belotti) ed internazionale (Aubameyang, Morata, Diego Costa), per cui la scelta dell’ex attaccante viola ha lasciato ai supporters rossoneri il retrogusto del “ripiego”.

Razionalmente, pur non essendo mai stato il classico golador da 20 e più gol a stagione (15 le sue reti nello scorso anno con la Fiorentina, fece meglio solo nel 2007/08 quando con l’Hajduk Spalato toccò quota 17 in campionato) non può nemmeno essere l’attaccante visto fino ad ora, con solo 4 reti all’attivo in 16 presenze. Anche nei suoi 2 anni a Firenze ha attraversato lunghi periodi di astinenza da gol e l’augurio che si fanno tutti, detrattori compresi, è che una volta tornato alla marcatura possa eguagliare i propri standard, il che vorrebbe dire passare dalla media di 1 gol ogni 4 partite di adesso, ad una media parziale più di 1 gol ogni 2 gare.

Biglia e Kalinic, due delle maggior delusioni di questo Milan che non può realmente e definitivamente svoltare in questa stagione se non saranno loro per primi a farlo.