Nel primo vero scontro diretto stagionale, ecco la prestazione che non ti aspetti dal Milan. Chi si attendeva, infatti, la partita della consacrazione per i rossoneri, reduci da un inizio di stagione esaltante, è, di certo, rimasto deluso nell’assistere allo spettacolo imbarazzante fornito, ieri pomeriggio all’Olimpico, dagli uomini di Montella. Si è inscenato un monologo biancoceleste dal minuto tredici del primo tempo sino al fischio finale, interrotto da pochi minuti di “orgoglio milanista”, mai, invero, convincente o esaltante. Il risultato non mente: un 4 a 1 sonoro, veritiero e inequivocabile, che ha messo a nudo i difetti (certo, ancora, risolvibili) dei rossoneri.

Ieri la squadra scesa in campo, pur sulla carta nettamente più forte rispetto a quella dello scorso anno, non è parsa nemmeno lontana parente di quella che, sino a pochi mesi, si è fatta apprezzare su tutti i campi di A per il suo spirito combattivo, che le aveva consentito di ottenere risultati impronosticabili contro avversari, anche, notevolmente più attrezzati.

Certo, le attenuanti sono numerose, specie sotto il profilo psicologico, ed è ancora troppo presto per lasciarsi andare a disfattismi o ridimensionamenti, tuttavia, l’incontro di ieri ha fornito alcune indicazioni eloquenti sotto il profilo tattico, che è bene porre in luce. La squadra non è mai stata pericolosa avanti ed è apparsa piuttosto incerta e traballante dietro, ma il vero anello debole dell’incontro è stato il centrocampo. Non ha premiato la scelta di Montella di proporre il doppio regista (Montolivo-Biglia), inefficaci avanti, a causa, anche, dell’immobilismo del reparto offensivo, e inconsistenti dietro, non essendo supportati da Kessié, già da qualche settimana in condizioni fisiche precarie e privo di un sostituto di ruolo. È mancato, in sostanza, quel collante tra i reparti che, in un 4-3-3 spregiudicato com’è quello rossonero, è elemento essenziale per garantire equilibrio alla formazione.

Il tempo e le qualità ci sono ora serve tanto lavoro e pazienza durante la settimana.