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[fncvideo id=190949 autoplay=true] Fabio Borini ha parlato a Milan Tv:"Bilancio stagione? Positivo sia personalmente che collettivamente, anche per il raggiungimento dell'Europa League dopo un inizio non facile. E dal punto di vista personale direi molto positivo, anche perchè le aspettative non erano così elevate nei miei confronti. Ho dimostrato di valere la maglia del Milan e sono contento di questo". TANTE PARTITE -  "Giocando tanto c'è ovviamente più modo di metterti in mostra, far vedere le proprie qualità e quest'anno ho fatto vedere molto anche in un ruolo che è diverso da quello naturale, cioè l'attaccante. Fa piacere, giocare tanto dà continuità per il futuro e per le stagioni che verranno. Essendo il Milan devi essere abituato a giocare ogni 3 giorni nelle stagioni che verranno. Fa crescere". PAROLE MIRABELLI -  "Sono dichiarazioni che fanno piacere, perchè vuol dire che lui ha capito quello che sono e come sono, come persona prima e poi come calciatore. Anche quando sono arrivati i primi giocatori stranieri li ho aiutati con la lingua e li ho introdotti a quella che era stata la mia esperienza quando sono andato a giocare all'estero. Ho cercato di coinvolgerli nel loro adattamento. Quello ha aiutato sicuramente loro, ma anche tutta la squadra. Perchè avevamo bisogno di Andrè Silva, di Calhanoglu e anche dello stesso Frank (Kessie, ndr)". ITALIA O ESTERO -  "Personalmente credo sia più difficile adattarti al campionato italiano, per il fatto della cultura del ritiro pre partita, per il fatto che le testate giornalistiche parlino sempre di sport. Cosa che non esiste in Inghilterra, quindi uno vive la vita più liberamente. In Germania penso sia lo stesso, perchè ho dei compagni che hanno giocato lì. Questo fa un po' la differenza sullo stile di vita e sulla libertà mentale". OBIETTIVI - "Volevo raggiungere obiettivi grandi, come è stato giocare al Chelsea, al Liverpool, alla Roma e al Milan. Sono tutte grandi squadre, per una persona ambiziosa come me". AFFINITà CON GATTUSO -  "In campo ci sono molte similitudini tra me e lui quando giocava. Adrenalina, cattiveria agonistica, il fatto di entrare con una certa durezza nei contrasti, il fatto di finire la partita stremati sono tutti lati in comune tra me e lui". COSA è CAMBIATO -  "Si è tornati alle cose basilari di ciò che si fa durante una partita, come la fase difensiva, la fase offensiva fatta bene, la preparazione della partita e i calci piazzati. Una volta che fai le cose base fatte bene, hai già fatto più della metà del lavoro, poi ci sono le qualità dei calciatori. Le partite si possono anche perdere, ma è più facile che vadano nella direzione giusta". MODO DI GIOCARE - "Magari verso la fine si vedeva che alcuni erano un po' stanchi, però giocare nello stesso modo aiuta da una parte e dall'altra ti rende prevedibile quando vai ad incontrare squadre come Juventus e Arsenal, che sanno come prenderti. Fa tutto parte di un carico di esperienza, anche per i giocatori nuovi, da prendere e sviluppare". COSA è MANCATO -  "Non saprei, però trovare le alternative immediate nella partita. Ci vuole la fantasia e l'alternativa giusta per uscire dalle situazioni difficili. Le qualità sappiamo di averle, abbiamo un progetto a lungo termine". IL RUOLO DI TERZINO  - "Non ho pensato tanto. Quello che mi serve è giocare. Mi ricordo che, però, dopo la terza volta che avevo giocato terzino sono andato dal mister e da Riccio, che è il secondo, dicendogli che. se dovevo giocare lì come costante. avrei voluto allenarmi in quel ruolo. Ci abbiamo lavorato nell'ultima sosta per le nazionali e qualcosa in più mi è rimasto. Sarà sicuramente utile. Quando c'è da offendere nella partita, posso fare la fase offensiva da attaccante. Posso fare l'attaccante aggiunto partendo da dietro, magari quando serve forzare la partita. Rimango comunque un attaccante". RUOLO AL FANTACALCIO  - "Bella domanda. Al fantacalcio so di non essere tanto utile, se non fai gol (ride, ndr). La prestazione c'è sempre stata, non ho mai avuto un calo fisico in tutta la stagione". I GOL -  "Viene un po' di più dalla frustrazione di non giocare dall'inizio oppure dalla rabbia dopo aver fatto 2-3 gol consecutivi e partire comunque in panchina nella partita successiva. Fa parte del gioco, io voglio sempre giocare. Sono uno ambizioso, non voglio essere soltanto una pedina". MILAN -  "C'è molta storia, c'è il concetto di famiglia. Assomiglia molto a ciò che ho trovato a Liverpool. E c'è lo stesso attaccamento da parte dello staff, ad esempio i magazzinieri, che si prendono cura del giocatore. Si vede che ci vogliono bene". FUTURO - "Spero di vedere una stagione migliore rispetto a quest'anno da un punto di vista realizzativo, ma anche professionale, vincendo magari qualche trofeo. Non sarebbe male. Si guarda positivamente, son venuto qua per il progetto. L'idea è quella di far tornare il Milan dove deve stare. E spero di farne parte". I DIRIGENTI -   "Il lavoro di Fassone e Mirabelli è stato quello di portare tanti giocatori e costruire con loro". I COMPAGNI - "Dove dovrebbero andare? Sei al Milan, dove devi andare?" Estate calda: cessioni per 150 milioni ? CLICCA QUI Seguici anche su: Facebook / Instagram / Twitter

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