Trovare una chiave di lettura per commentare partite come quella di ieri sera è complesso. Filo logico totalmente inesistente dal minuto 85 in poi. Prima, un esercizio stucchevole di possesso palla fine a se stesso, senza ritmo, con precisione approssimativa e quel tarlo esasperato relativo al risparmio di energie.

Di buono c’è da registrare la sesta vittoria su sei match europei, non certo contro avversari di valore assoluto, ma con un ruolino interessante; 18 gol fatti e 3 subiti. 2 contro i croati del Rijeka che in porta non hanno calciato mai. Un record.

Bene Musacchio. Al di là della rete del momentaneo 2-0, tante chiusure difensive di sostanza, pochi fronzoli e una capacità di mantenere l’attenzione più alta rispetto a tutti i compagni di reparto.

Non banale la prestazione di Borini. Largo a sinistra nel centrocampo a 5 ha tutt’altro che sfigurato. Le doti di corsa e tenacia le conoscevamo. Applicate a questo ruolo tuttavia possono essere un inaspettato valore aggiunto per la squadra. La sua storia potrebbe assomigliare a quella di Moses del Chelsea, per posizione in campo e aspettative, da esubero a risorsa. Oltre alla grinta, la lucidità di servire un assist al 94esimo al ragazzo terribile con la maglia 63.

Cutrone ha messo in difficoltà assieme ad André Silva i centrali croati e ha il merito di non aver mollato fino all’ultimo respiro, toccando con la punta il pallone da 3 punti. Movimento alla Pippo e senso del dramma spiccato, stile Milan-Ajax 2003. Mancava solo la correzione di Tomasson sulla riga di porta.

Una gioia per i 25.000 di San Siro e una scossa emotiva alla stagione. Ce n’era bisogno.

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