14 luglio 2017. Milano, via Aldo Rossi 8. In una caldissima giornata di metà luglio, il Milan presenta alla stampa il nuovo acquisto Leonardo Bonucci. Una trattativa sorprendente, nata e conclusa – positivamente – in maniera molto rapida, che tinge di rossonero la maglia di uno dei leader, sia a livello tecnico che caratteriale, della Juventus vice-campione d’Europa. È, comprensibilmente, delirio davanti alla sede del club: l’arrivo dell’ex Bari viene accolto con un entusiasmo imponente, capace di generare una mobilitazione d’altri tempi fra i tifosi del Diavolo.

Meno di un anno dopo, però, il quadro potrebbe rovesciarsi. Il Milan, pur avendo centrato in campionato un sesto posto non soddisfacente ma comunque valido per la qualificazione ai gironi d’Europa League, rischia di rimanere fuori dalle competizioni continentali. Merito – o colpa – di una UEFA che, volendo sintetizzare, non pare nutrire troppa fiducia nei confronti di Yonghong Li e nel fatto che il broker cinese possa fattivamente restituire al fondo Elliot il finanziamento ottenuto nell’operazione che gli ha consentito di acquisire il club meneghino.

Contesto

In tutto questo, dunque, si inseriscono le voci che vorrebbero Bonucci e il Milan, qualora realmente arrivasse l’esclusione dall’Europa League, pronti a dirsi addio. Diverse le ragioni, con in primis la presunta voglia di un giocatore oggettivamente non più giovanissimo – ha compiuto 31 anni lo scorso primo maggio – di continuare a confrontarsi con l’élite del calcio europeo. Da non sottovalutare, poi, la probabile necessità, da parte della società rossonera, di rimpolpare un bacino economico lasciato scevro dei milioni non incamerati anche a causa dalla mancata qualificazione alla Champions League. Obiettivo minimo – lo ricordiamo – della stagione appena conclusa, andata in archivio con il raggiungimento dei gironi di EL nell’ultima giornata.

Voci

Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Nel nostro caso il terzo segnale potrebbe essere rappresentato dalla volontà di Fassone e Mirabelli, qualora realmente si rendesse necessario sacrificare uno fra Bonucci e Romagnoli, di non privarsi dell’ex Roma e Sampdoria, più giovane di ben 8 anni rispetto al collega nativo di Viterbo. Una scelta ben ponderata e, per molti aspetti, anche condivisibile. In ogni caso, l’ipotesi di una permanenza congiunta non è assolutamente passibile di esclusione. Come in tutte le situazioni umane, il possibile addio di Leonardo avrebbe conseguenze sia potenzialmente positive che negative.

Pro

Ad onor del vero, a livello tecnico e caratteriale, sarebbe difficile individuare una nota positiva nell’economia della cessione di Bonucci. Pur non avendo disputato una stagione trascendentale, pur non essendosi confrontato con la realtà della Champions League, il difensore laziale era e resta uno dei migliori interpreti del ruolo a livello planetario. Il maggior beneficiario, dunque, in caso di cessione, sarebbe senza dubbio il bilancio del club. In primo luogo per l’alleggerimento dell’ingaggio più pesante – quasi 8 milioni annui – dell’intera Serie A insieme a quello di Gonzalo Higuain. A quel punto, poi, bisognerebbe considerare un introito di almeno 45-50 milioni derivanti dal trasferimento del neo-capitano della Nazionale. A livello mentale, poi, tenere, non sappiamo se controvoglia o meno, un calciatore inevitabilmente e comprensibilmente deluso dalla mancata possibilità di giocare le coppe europee potrebbe trasformarsi in una pericolosissima arma a doppio taglio.

Contro

Al netto di qualsivoglia discorso economico, però, il Milan perderebbe uno dei giocatori migliori della propria tecnica. Lo stesso confronto fra Francia ed Italia di venerdì sera ha evidenziato il peso specifico di uno dei calciatori tecnicamente migliori della penisola. Rimpiazzarlo risulterebbe estremamente difficile, forse impossibile e lo stesso Romagnoli, accanto all’ex Juventus, ha dimostrato di esser – e non poco – maturato. Ovviamente, comunque, bisogna tenere in conto la possibile scottatura mentale causata della paventata esclusione dall’Europa League. Lo stesso Bonucci ha spesso dichiarato che affermarsi anche in rossonero sarebbe soddisfazione personale decisamente profonda ma pensare che il dover guardare le partite infrasettimanali in tv non abbia ripercussioni nella testa del ragazzo appare fin troppo ottimistico.