Trentuno reti in 56 partite, per un totale di 6712 minuti complessivi. Partiamo dai numeri. Raccontare il calcio attraverso mere e fredde cifre spesso porta a conclusioni prime delle ineluttabili sfumature che questo sport è in grado di offrire. Ma, nel nostro caso, analizzare il rendimento degli attaccanti del Milan versione 2017/2018 è un obbligo tecnico cui non ci si può sottrarre. Parlare della generosità messa sul campo da Patrick Cutrone, dell’elevatissima cifra tecnica in dote ad André Silva o del lavoro sporco spesso poco apprezzato di Nikola Kalinic, purtroppo, non aiuta ad arrivare alla fredda, ma coerente, conclusione cui ci siamo prefissi di arrivare: questo Milan ha sofferto oltremodo l’assenza di un attaccante che 31 reti le facesse da solo, in campionato. Uno, per dirla in termini spiccioli, alla Mauro Icardi o alla Ciro Immobile.

Due su tre, dunque, sono destinati ad andare via. Sacrificati sull’altare di un mercato che dovrà apportare i giusti correttivi alla rosa di Gattuso, pena l’ennesimo anno vissuto in totale anonimato. E quindi, oggi, prima che iniziare ad affollare le menti, o meglio, i sogni dei tifosi rossoneri con i nomi di chi potrebbe arrivare a Milanello, scegliamo di iniziare a capire chi, invece, dovrebbe dire addio al Diavolo.

Colui che, senza alcuna remora, disputerà nel prossimo weekend la sua ultima partita con la casacca del club di Via Aldo Rossi è Nikola Kalinic. Scarso feeling con l’ambiente, unico all’ultima reale possibilità di monetizzarne un addio lo rendono l’assoluto favorito ad un incolore saluto a San Siro. Nel quale son state molte più le volte in cui è uscito fischiato che applaudito. “Fatto fuori” il croato, ne restano due: Cutrone e Silva. E, pur conoscendo bene l’enorme affetto che il popolo milanista nutre nei confronti del 63, l’impressione è che la scelta giusta sarebbe cedere lui, ovviamente in prestito secco, e non il portoghese. Sputare sentenze, comunque, senza dare una reale giustificazione, sarebbe una vigliaccata. Ecco perchè, in cinque punti, vogliamo sostenere tale tesi.

1) Non cedere Silva per evitare un Coutinho-bis

Dall’altro lato dei Navigli è ancora facilmente percepibile il rimpianto a tinte nero-azzurre per il (non) percorso di Philippe Coutinho con la maglia interista. Il brasiliano, arrivato con una valigia piena di talento e belle speranze, non ha inciso in alcun modo nella sua esperienza italiana, riuscendo ad esplodere soltanto dopo aver lasciato Milano. Un esempio che deve metter in guardia i vertici di Via Aldo Rossi. Chiaramente, André Silva, oggi, non è assolutamente un fenomeno e, molto probabilmente, il reale problema del ragazzo risiede in un lavoro settimanale portato avanti in maniera pessima. Tuttavia il portoghese rappresenta un patrimonio tecnico non indifferente ed una sua cessione, oggi ad un prezzo oggettivamente non altissimo, potrebbe comportare rimpianti non di poco conto nel futuro prossimo.

2) Patrick non può stare in panchina…

Qualora, quindi, arrivasse un top player in attacco – Belotti, Cavani o chi per loro – colui che resterà a Milano potrebbe prenotare un posto accanto a Gattuso per molte delle partite della stagione 2018/2019. Uno scenario che, ad un prospetto a cui serve assolutamente crescere come Cutrone, non può che sembrare nefasto. Meglio, quindi, compiere un percorso che porti alla consacrazione definitiva, in una compagine che possa garantire a Patrick titolarità e fiducia, in una dimensione consona alle sue attuali capacità. Che, a malincuore, non sono ancora da centravanti titolare dell’A.C. Milan.

3) … André, invece, si

No, non siamo pazzi. Un’ipotetica batteria di centroavanti composta da un big europeo e dal classe ’96, tenendo conto della voglia di perseguire la via del 4-3-3, sarebbe assolutamente ideale, nell’ottica delle tre competizioni che si dovranno disputare nella prossima annata. E se poco prima si è detto dell’assoluta possibile dannosità di un anno in panchina per Cutrone, lo stesso non si può dire per André Silva. Chiariamo bene: anche il portoghese deve crescer e anche molto. Avere, però, la possibilità di sgomitare con un top player, magari d’esperienza, lo porterebbe, probabilmente, ad alzare il livello anche negli allenamenti, suo vero tallone d’Achille. E chissà se, a quel punto, nella testa e nelle gambe dell’ex Porto riuscirà a scattare la scintilla decisiva per mantenere le positive promesse con cui è arrivato a Milano.

4) Plusvalenze e Minusvalenze

In ogni caso, quel che andrà tenuto in conto sarà anche l’aspetto economico. Silva è costato al Milan circa 40 milioni di euro, Patrick 0, in quanto fulgido prodotto del settore giovanile. Questo significa che il classe ’98, qualunque sia la conclusione della sua carriera con la maglia del Milan, non rappresenterà mai una minusvalenza per le casse del club, anche se dovesse andar via gratis. Lo stesso, invece, non si può dire per il lusitano. Ragione per cui l’interesse principale di Fassone e Mirabelli, oggi, dovrebbe essere riportare il ragazzo sulla fascia di prezzo con cui venne acquistato dai dirigenti meneghini e che alla data del 17 maggio s’attesta invece sui 25 milioni al massimo, per un passivo di bilancio non di poco conto.

5) Aria europea

In ultima analisi, va considerata la presenza, anche nella prossima stagione, del Milan in Europa League. Una competizione nella quale André Silva ha dimostrato di destreggiarsi egregiamente e che, di rimbalzo, potrebbe concedergli una platea europea non di poco conto, utile sia in termine di visibilità che d’esperienza. Ovviamente anche Cutrone ha egregiamente onorato la manifestazione, nella quale ha timbrato il cartellino per 6 volte, ma riprendendo i concetti espressi prima, al ragazzo di Como serve continuità in Serie A.