Febbraio 2012 e settembre 2015. Sono questi i due riferimenti necessari per ritrovare gli ultimi successi a Udine del Milan. Nel primo caso, 2-1 fondamentale nella rincorsa allo scudetto-bis poi sfumato a vantaggio della Juventus. Nel secondo, 3-2 con Mihajlovic in panchina, un tranquillo 3-0 trasformatosi quasi in un pareggio stile Istanbul. Udine, campo più o meno maledetto, dove il Milan di Montella scivolò male lo scorso anno, e il 5-1 del 1999 dentro la trionfale cavalcata allo scudetto del centenario, pareva ancor più lontano.

Ma il Milan di ieri non è uscito demoralizzato dal “Friuli” come nei tanti precedenti scorsi. Il primo  tempo, seppur non trascendentale, ha mostrato un Milan presente in campo, con un giro palla preciso, movimenti in profondità e soprattutto una compattezza che testimonia quanto questa squadra sia divenuta squadra. Last, but not least, il risultato sbloccato nei primi minuti, una rarità: l’euro-gol di Suso ha consentito al Milan di mettere la partita sui propri binari, sfiorando il raddoppio con un molle André Silva (pazientiamo ancora col ragazzo, verrà fuori) e rischiando poco o nulla.

Prima del rocambolesco pareggio avvenuto dopo una doppia sciocchezza di Calabria, figlia dell’età bassa della squadra, non a caso tra questa stagione e la scorsa sono state numerosissime le espulsioni, che ruba qualcosa all’esperienza, l’Udinese attaccava già da qualche minuto ed è da qui che il Milan deve ripartire: gestire i vantaggi e reggere l’urto, alzandosi e non abbassandosi come accaduto nei secondi tempi di Cagliari e Lazio a San Siro e anche nei burrascosi minuti di assedio che hanno portato i friulani al pareggio. Appurato ciò, pollice su per i rossoneri. Un pareggio a Udine ci può stare e i punti persi da Sampdoria e Inter consentono ancora di restare attaccati al treno dell’Europa.