In Cina il calcio non piace più. Soprattutto quello straniero. L’edizione odierna de Il Corriere della Sera compie un’analisi sulle ultime restrizioni imposte dal Governo di Pechino riguardo gli investimenti nel mondo del Football. Le autorità comuniste sono state chiare: “Controlleremo attentamente il mercato dei trasferimenti, non permetteremo nessuna violazione e saremo intransigenti con chi violerà le regole“.

A spiegare la situazione ci ha pensato il giornalista di Titan Sport Alain Wang: “Due-tre anni fa gli uomini d’affari cinesi pensavano che l’economia interna avesse toccato il suo picco. Così hanno iniziato ad acquistare qualunque cosa all’estero: aziende, ville, vigneti e squadre di calcio. Si comprava, soprattutto per cambiare valuta cinese in moneta forte. Così si portavano capitali all’estero, in molti hanno usato il calcio per riciclare soldi. Il governo ha giustamente detto stop“.

Chiaro che tale situazione ha riflessi ovunque, anche in Italia, dove l’Inter del colosso Suning è impossibilitata a spendere ed il Milan ha dovuto chiedere finanziamenti a tassi più alti. Ma il problema non si limita alla serie A perchè sono circa una trentina i club in Europa gestiti direttamente o indirettamente da cinesi, quasi tutti che navigano in difficili acque economiche.