L’Italia e l’Argentina sono storicamente legate da diversi anni. Nella seconda metà dell’Ottocento migliaia e migliaia di italiani sono emigrati dal Bel Paese in cerca di fortuna proprio nella nazione sudamericana. Un legame forte che, ovviamente, ha influenzato anche il mondo del calcio. Il nostro campionato, mettendo sempre in mezzo la storia, ha da sempre aperto le porte a grandi prospetti e talenti proveniente dall’Argentina, rendendoli spesso delle vere e proprie super star.

Lo stesso destino tuttavia non è stato riservato a Mateo Pablo Musacchio, arrivato dal Villarreal al Milan durante l’ultima sessione di mercato estiva per 18 milioni di euro. Il primo acquisto della nuova era post-Berlusconi è stato accolto con calore, soprattutto dai tifosi, desiderosi di vedere un compagno di reparto adatto alle qualità di Alessio Romagnoli, perno della difesa rossonera. Ovviamente l’arrivo di Bonucci a Milanello ha stravolto un po’ i piani ma l’ipotesi della difesa a tre, successivamente concretizzata, ha aperto le porte alla titolarità del centrale di Rosario. Un’idea che sembrava funzionare durante le prime gare del nuovo Milan, attento specialmente in fase difensiva. Con il trascorrere dei mesi ed il conseguente calo di prestazioni del Diavolo, la difesa a tre è stata archiviata per far ritorno alla difesa a quattro, quella con due centrali.

Musacchio perde il posto ma non la grinta e lo spirito, pronto a dare il meglio quando serve. Una panchina che probabilmente ha fatto più male che bene al difensore argentino il quale ha reso meno del dovuto in gare importanti perse o pareggiate malamente (Benevento ed Atalanta). Un difensore dunque da recuperare, sia per l’età (28 anni ad Agosto) sia per la qualità, opacizzata soltanto nell’ultimo periodo della sua carriera, sia per la somma che il Milan ha speso per aggiudicarselo. In Italia si sa, non è sempre facile ambientarsi, ma nulla è ancora perduto. Musacchio ha il tempo di far ricredere l’ambiente rossonero, onorando anche la maglia ed il numero che indossa, legato ad un nostro dolce vecchio ricordo sudamericano…