È stato il primo profilo seguito e trattato dal duo Fassone-Mirabelli già nella fase pre-closing. La trattativa più lunga e faticosa. Nei piani della nuova società made in China era la prima tessera attorno alla quale ricostruire quel pregiato puzzle, da troppo tempo trascurato, di nome Milan.

Lucas Rodrigo Biglia, ancor più di Bonucci occasione del mercato, doveva essere il fulcro di una squadra profondamente rifondata in sede di mercato estivo.

L’inizio non è stato dei più incoraggianti. Dal “forza Lazio” pronunciato davanti ai suoi nuovi tifosi rossoneri, all’infortunio al bicipide femorale che lo ha messo fuori causa nel clou della preparazione estiva, per quanto blanda si sia poi dimostrata.

Tutto ciò ha fatto subito storcere il naso ai più, per un esborso di 20 milioni di euro per l’acquisizione di un giocatore prossimo alla soglia dei 32 anni (compiuti il mese scorso), ritenuto semplicemente eccessivo. Il proseguo non è stato migliore. Oltre al carente stato di forma, taluni episodi lasciavano trasparire una certa mancanza di concentrazione da parte del regista argentino, nonché una fastidiosa e preoccupante indolenza che faceva il pari con i risolini montelliani post sconfitte. Tanto da farlo scivolare nelle gerachie dietro al tanto bistrattato Montolivo.

Ma Lucas, assieme ai vari Calhanoglu, Kessiè, Calabria è stato uno di quei calciatori maggiormente rigenerati dalla cura Gattuso. La condizione fisica ritrovata lo ha portato alla riconquista delle vesti da titolare della cabina di regia. Nelle ultime 4 gare, tutte disputate per 90 minuti, Biglia, presa progressivamente in mano la squadra, sta iniziando a dettare i tempi di gioco. Ed anche se non ancora ai livelli toccati in biancoceleste ed in Nazionale, l’argentino ha iniziato a prendersi anche le sue personali rivincite nei confronti di chi, troppo frettolosamente, lo dava sul viale del tramonto.

Chiaro é che ciò che gli si chiede non è certo un compito da poco. Essere all’altezza dell’ultimo vero regista che ha indossato questa maglia, Andrea Pirlo, non è da tutti. Non volendo commettere lo stesso errore di chi lo dava per finito anzitempo, anche nel senso opposto, un giudizio al momento risulterebbe alquanto precipitoso. I segnali positivi ci sono, le sentenze definitive le lasciamo all’unico vero giudice incaricato a farle: il campo.