Neanche dopo una settimana di lavoro con il Milan avevano bollato Rino Gattuso. Gli avevano detto che non sarebbe stato all'altezza del club rossonero, gli avevano soprattutto suggerito di trovare una soluzione che non fosse quella dell'allenatore. Giudizi con sentenze da parte di chi cambia idea in base a un risultato, tutela gli allenatori amici e magari era abituato ai sorrisi del suo predecessore, Vincenzo Montella. Gli stessi sorrisi che, dopo una sconfitta, mandavano a quel paese la pazienza dei tifosi. I sorrisi di chi vincere, perdere o pareggiare era la stessa cosa e "speriamo di rifarci la prossima volta". Come se non fosse il Milan, ma una squadra qualsiasi. Gattuso è arrivato e gli hanno scaraventato addosso la mentalità perdente che aveva purtroppo ereditato. Una squadra che passeggiava e che neanche si sforzava di alzare il ritmo, figuriamoci di correre... Una squadra scollegata, incapace di verticalizzare, capacissima di mettere sotto i piedi alcune preziose operazioni di mercato. Ma siccome l'allenatore precedente era ben messo mediaticamente, qualsiasi cosa gli veniva perdonata. E siccome Gattuso non aveva, non ha gli stessi sponsor perché mai se li è filati, ecco subito la censura ancora prima di averlo visto lavorare. Ringhio ha ripristinato il senso di appartenenza, il concetto di squadra e ora può sbizzarrirsi e al limite fare qualche dedica. E' il Milan del lavoro, non dei sorrisi. Anche per giustificare un bonifico che, rispetto a chi lo ha preceduto, non è certo da circa tre milioni a stagione e neanche della metà della metà. Ammesso che contino questi discorsi, eppure prima contavano. Ora conta solo il Milan che Gattuso, soltanto lui, ha rimesso completamente al centro del villaggio rossonero. Un sorriso, adesso sì, è il benvenuto... Foto: sito ufficiale Milan

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