L’inizio del Gattuso allenatore del Milan non era stato dei più tranquilli, anzi, era stato al limite del tragicomico con il pareggio di Benevento grazie alla rete di Brignoli (professione portiere) e la sconfitta contro l’Hellas Verona in campionato che aveva cancellato la vittoria, sempre contro i gialloblu in Coppa Italia.

Un tonfo assordante, un 3-0 che sembrava il prologo della fine. L’ombra di un clamoroso ritorno di Montella, il ritornello sempre più assordante dell’inesperienza per una panchina così prestigiosa e la parola ‘traghettatore’ che accompagnava l’ex immenso numero 8 del Milan. Tre punti sofferti col Bologna e poi un’altra sconfitta con l’Atalanta in casa che aveva trasportato il popolo milanista in uno stato di rassegnazione permanente. Con questi presupposti e con questa altalena di risultati Gattuso e la squadra si avvicinavano al derby di Coppa Italia che a distanza di quasi due mesi ha cambiato la testa dei rossoneri.  Dopo gli zero punti con la Dea infatti il Diavolo non è più caduto, tra campionato e coppa ha inanellato 5 vittorie e 3 pareggi, tra cui il derby del 27 dicembre, che anche lo stesso Rino ha dichiarato essere stato decisivo. Una media da Champions League, un cammino in cui si è vista in maniera lampante la crescita del gruppo, sia sotto il profilo della corsa che del gioco e dell’identità. Un nuovo Milan, plasmato a immagine e somiglianza da colui che ha vissuto e ha vinto tutto con un vecchio e grande Milan.

Ora il mese decisivo, quello che dirà a quali obiettivi questa squadra può puntare. I sedicesimi di Europa League col Ludogorets e tre scontri diretti in campionato, contro Sampdoria, Roma e Inter. Dovesse restare ancora imbattuto, allora sì che il sogno di rientrare in corsa per il quarto posto tornerebbe ad aleggiare nei dintorni di Milanello.