I primi 40 anni di Gattuso: tra ricordi e vittorie, ma soprattutto grandi allenatori. Ecco i modelli di Ringhio, che ha una ricetta per il suo Milan: «Senza Maldini e Nesta, devi giocare da squadra» Gennaro Gattuso festeggia i suoi primi 40 anni (auguri!) e lo fa da allenatore del Milan. Un anno fa di certo il tecnico rossonero non si sarebbe immaginato di essere oggi sulla panchina dei suoi sogni, eppure l'impatto con la realtà è stato molto più complicato di quanto ci si potesse aspettare: i rossoneri non vivono una fase felice della propria storia e, tradotto in altri termini, il Milan di oggi non è minimamente paragonabile a quello di cui Ringhio era il perno di centrocampo. Corsi e ricorsi. In una intervista rilasciata a Mediaset Premium Sport Gattuso ha fatto un check della sua vita da calciatore prima e da allenatore poi. Prima di tutto, il salto: «L'addio al Milan? Decisione mia. Adriano Galliani mi ha chiamato per un mese mettendo la canzone "Se mi lasci non vale", ma pensavo che fosse finita un'epoca. Non volevo essere un peso: giusto andarmene». Il Gattuso tecnico di oggi è stato segnato da molte persone nel corso della propria vita: soprattutto gli allenatori che ha avuto o che semplicemente ha ammirato. «Mi piace tanto veder giocare il Napoli di Maurizio Sarri, ma mi rivedo un po' in Antonio Conte, anche se ovviamente a me manca ancora tanto per raggiungere quei livelli». Più delle vittorie, Gattuso ricorda le sconfitte (leggi anche: GATTUSO: «RICORDO TUTTE LE SCONFITTE»), col Milan però in passato ha vinto sia grazie a Carlo Ancelotti che a Massimiliano Allegri: «Ancelotti per me non è stato solo un allenatore, ma un papà, un fratello ed un amico: ci siamo sempre appoggiati ed ancora oggi abbiamo un rapporto incredibile. Ad Allegri invidio il fatto che si fa scivolare tutto addosso: non si piange addosso. Oggi è diverso: lo ricordo da giocatore, quando era il mio capitano al Perugia, che pensava solo a sé. Non aveva regole». Avevo firmato un pre-contratto come allenatore del kazakistan e avevo portato mia moglie ad astana, ma il clima era troppo rigido e scelsi di fare un passo indietro. decisione giusta? di sicuro lei sbaglia meno di me - gennaro gattuso, gennaio 2018 Milan, la ricetta di Gattuso Sulla stretta attualità, invece: «Sto gestendo i giocatori in maniera da dare una chance a tutti, serve dargli minutaggio. L'importante è lavorare sul concetto di squadra per riconoscere i propri punti deboli e migliorarsi». Obiettivi? «Difficile non guardare la classifica - spiega Gattuso - . Non punto su un giocatore in particolare, ma sulla squadra: quando c'erano Paolo Maldini o Alessandro Nesta, potevamo permetterci giocatori offensivi come Serginho e Cafu, oggi no, quindi dobbiamo giocare da squadra». I primi 40 anni sono davvero volati: i prossimi saranno ugualmente emozionanti?
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