Il croato è sempre più in crisi e lo stesso Gattuso alza bandiera bianca: «Kalinic? É anche colpa mia»

Fuori Cutrone e dentro Kalinic e il pubblico mugugna. Poco prima il baby bomber rossonero aveva portato in vantaggio il Milan con una splendida rovesciata alla “Ronaldo” prima che il guardalinee alzasse la bandierina per segnalare l’evidente fuorigioco. Sostituzione e la partita del Diavolo cambia. Sia contro la Juventus che contro l’Inter, con l’ingresso dell’ex bomber croato è coincisa la perdita del Milan: della partita contro i bianconeri, dei sogni di Champions contro i nerazzurri. La zona Champions dista ora otto punti con otto partite da giocare e il Napoli ancora da sfidare, servirebbe un miracolo.

Già un miracolo come quelli che è riuscito a fare Gattuso in questi mesi rossoneri. Recuperati i vari Bonucci, Calhanoglu, Biglia, e Andrè Silva, Ringhio non riesce a fare lo stesso con Kalinic. Nel post partita ammette: «Se Kalinic non riesce ad esprimersi ad alti livelli è anche colpa mia». Il giocatore, recuperabile (?), ci sta mettendo anche del suo: appena quattro i centri in questa stagione in 32 presenze. Il collega portoghese ne ha messi a segno 10 mentre Cutrone addirittura 15. Che la scelta di comprare l’ex attaccante della Fiorentina fosse un piano C era ovvio. Il Milan in estate aveva sondato altri profili come Belotti ed Aubameyang, come è ovvio che Kalinic fosse adatto al progetto tattico di Montella. L’areoplanino è precipitato anche grazie, ma non solo, alla sterilità del croato che ora si interroga sul suo futuro. Vale la pena rimanere al Milan?


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