Come bisogna interpretare la decisione di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli di esonerare Montella per Gattuso Populismo: termine utilizzato in ambito politico (e non) a mo' di critica. Ma esiste una parola migliore di «populista» per definire la scelta di Fassone e Mirabelli di esonerare Vincenzo Montella e di promuovere Rino Gattuso nuovo allenatore del Milan? Probabilmente no. E attenzione: non si tratta per forza di una critica, quanto di una constatazione. Era il popolo rossonero ad invocare da settimane (se non da mesi) l'esonero dell'Aeroplanino. Era sempre il tifo del Diavolo, con insistenza, a chiedere un cambio di rotta, una scelta forte, capace di cambiare verso ad una stagione nata sotto altri auspici. L'ad e il diesse, dopo aver temporeggiato a lungo (forse troppo), hanno deciso di esonerare Montella dopo lo 0-0 col Torino: probabilmente non la peggiore partita del Milan di quest'anno, ma quella in cui il pubblico ha manifestato con maggior vigore la propria insoddisfazione. Si arriva così alla scelta di Gattuso: Fassone e Mirabelli, in attesa di un grande allenatore da prendere a giugno, chiamano alle armi l'eroe di mille battaglie. Godrà, l'ex numero 8 rossonero, di una luna di miele abbastanza lunga se rapportata all'impazienza tipica di questo mondo. Gli verrà perdonato tanto, ma non tutto. Fassone e Mirabelli lo sanno: sacrificano Vincenzo sull'altare dei tifosi, lo fanno nella speranza che l'entusiasmo portato da Rino valorizzi le loro scelte di mercato. Per questo hanno deciso di cacciare Montella, per questo la loro è una scelta populista e forse anche un po' vigliacca. Che poi sia anche giusta questo è un altro conto.
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