A chi crede nei segni del destino non saranno di certo sfuggiti quelli, chiari e inequivocabili, che sorteggio di Europa League ha lanciato al Milan. I rossoneri, infatti, dovranno affrontare due avversarie, l’Austria Vienna e l’ AEK Atene, che giocane le proprie partite casalinghe rispettivamente al Prater e all’Olimpico. Due stadi, questi, che fanno di certo riaffiorare nella memoria dei tifosi milanisti dolci ricordi di trionfi europei del passato e paiono ricordare agli attuali calciatori del Milan chi sono, da dove vengono e, soprattutto, cosa sono in grado di fare.

Stasera i rossoneri faranno il loro esordio europeo stagionale proprio al Prater (oggi Ernst Happel Stadion), dove i loro predecessori, nel 1990, vinsero contro il Benfica la quarta Coppa dei Campioni della storia milanista (seconda consecutiva dell’era Berlusconi), perdendo, poi, cinque anni dopo, nello stesso impianto, la Champions League per mano dell’Ajax. In entrambi gli incontri era presente, a governare la propria retroguardia, Billy Costacurta, che, in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport (oggi in edicola), storce il naso nell’osservare che oggi questo stadio significhi “solo” gironi di Europa League per il Milan: “Questa è una rinascita, una ripartenza, la via per riavvicinarsi a quell’Olimpo che per tanti anni è stato la normalità“. Incalzato dal giornalista della rosea, Billy ricorda la finale vinta nel 1990, affermando che al Prater “c’era un clima magnifico, di grande tensione ed entusiasmo e l’impianto era bellissimo. Spogliatoi fantastici, campo stupendo, tutto nuovo ed elegante. Il Prater è un salotto che amo e ricalca la città: eleganza non ostentazione“. Proseguendo nella narrazione di quel giorno, l’attuale commentatore di Sky Sport racconta di come quella vittoria fu meno sentita di altre: “Arrivavamo dalla forte delusione di uno scudetto buttato via. Contro il Benfica meritammo ma non giocammo da Milan. Vorrei ricordare, però, che quell’anno facemmo triplete: Coppa Campioni, Itercontinentale e Supercoppa Europea“. Il Prater però è, anche, simbolo della fine di un’era milanista, perché sullo stesso campo, nel ’95, il Milan perse la finale di Champions con l’Ajax e fu costretto ad aspettare altri 8 anni prima di giocarne un’altra: “L’Ajax era più forte e aveva un’organizzazione tutta nuova. Giù il cappello. Ricordo una scena incredibile di Rijkaard (allora passato ai Lancieri e assistman per il goal partita di Kluivert) che, a fine partita, mentre tutti i suoi compagni festeggiavano, venne a consolarci uno a uno e io gli dissi di far festa con i suoi, ma lui era dispiaciuto per noi e per lui“.

Certo, tutta un’altra storia rispetto all’attuale Milan di Montella, che ha ben altri problemi: “Ha ragione Montella quando parla di distrazioni esterne. A livello tecnico vedo errori guaribili. La cosa più grave è la mancanza di reazione dopo il goal. A me Montella piace perché gioca un calcio propositivo, anche se non credo che la chiave di volta sia il passaggio alla difesa a 3: serve più attenzione di squadra e sui dettagli, deve lavorare sulla mentalità“. Infine conclude dicendo: “ben vengano gli schiaffi presi forti e subito: così i giocatori abbassano le ali e si concentrano sulle cose reali“.