La Gazzetta dello Sport oggi, in occasione del 20° compleanno di Patrick Cutrone, ha riportato qualche curiosità sulla sua vita privata raccogliendo anche qualche dichiarazione rilasciata dal padre. Si parte dalla stanza da letto del numero 63 rossonero, in cui si notano le figurine di giocatori come Inzaghi e Nesta e tutte le sue maglie indossate da lui in carriera: oltre a quella della Nazionale U21 c’è anche quella di Lewandoski, che la ottenne al termine dell’amichevole estiva contro il Bayern, in cui realizzò una doppietta.

SORRISO- Il bomber del Milan (9 gol stagionali) vive a Parè, paese della provincia di Como a circa 20 chilomentri di distanza da Milanello, con i suoi genitori e col fratello Christopher. Oggi spegne venti candeline e la mamma Eleonora è pronta ad accoglierlo con la torta di rito e con la calza della befana: ovviamente le nonne non mancheranno. Il padre Pasquale- dopo aver letto il messaggio del figlio (“Ho finito gli allenamenti, sto arrivando”)- è pronto all’intervista.

Qual’è l’ultimo consiglio dato a suo figlio?

“Di non togliersi la maglia quando segna per rispetto degli avversari. Però ovviamente si trattava di un derby e l’ho perdonato: quella notte non ha dormito nessuno. Gli ho anche consigliato di dimenticare l’Inter e di tornare al lavoro”.

Se la memoria non inganna, anche nei tatuaggi è stato chiaro.

“Guai se ne fa altri: me l’ha promesso. Credo che nello spogliatoio qualche giocatore importante gli abbia dato i giusti consigli”.

Che cosa significa vederlo compiere 20 anni?

“E’ un susseguirsi di emozioni ma, nonostante vive con noi, è tutto tranne che un mammone. E’ molto autonomo e indipendente”.

Arriverà un momento in cui lascerà casa.

“Non ne faremo un dramma perchè già in estate poteva farlo se fosse stato ceduto in prestito. Ogni tanto prendiamo questo discorso, e quando gli dico che si dovrà cucinare da solo, lui risponde con un semplice <<Ah…>> e il discorso finisce lì”.

Qualche flash del passato.

“A 4-5 anni costringeva la nonna a fare il portiere in salotto e ha commesso almeno 100 euro di danni tra vasi, tavolini e piante. Il tiro già l’aveva forte. Poi iniziò a giocare col fratello, che ha tre anni in più ed è portiere (para nel Castello, in Svizzera, ndr)”.

Ora però vederlo giocare è uno spettacolo.

“Si è giocato le sue possibilità. Club come Torino, Verona, Crotone e Bologna erano pronte a prenderlo in prestito, e io ci speravo perchè la sua permanenza in rossonero non mi convinceva, vista l’alata concorrenza. La tribuna, per lui, sarebbe stata un supplizio”.

A quanto pare ora il Milan è pronto ad adeguare il suo contratto.

“Se la società vuole puntare su di lui sono contento, perchè questo non è l’anno della crescita economica ma sportiva”.

Gattuso lo definisce “Tarantolato”: le piace questo termine?

“Sì, ci sta. Noi invece lo chiamiamo Duracell perchè scarica gli altri ma lui è sempre acceso. Caratterialmente è come il suo allenatore e non ha limiti. Sorrido quando penso alle dichiarazioni di Gattuso quando disse che giocherebbe pure in porta, perchè in una partita  Giovanissimi contro la Juve il portiere fu espulso e, per non essere sostituto, Patrick giocò in porta, e parò pure bene”.

Il Milan all’epoca lo strappò all’Inter: rimpianti?

“Nessun rimpianto e polemica. I rossoneri furono più decisi.

Il suo miglior pregio e difetto.

“E’ generoso e buono, anche fuori dal calcio. Un difetto è che deve imparare a godersi le vittorie perchè pensa sempre alla prossima sfida: se la gioca ride, altrimenti si arrabbia. Quando non è chiamato in causa si comporta così, ma noi gli rispondiamo che sta già facendo tanto”.

Oggi però l’unico consiglio è quello di godersi il suo compleanno: Auguri Patrick!