L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport la definisce “una specie di guerra fredda da impianto”. Non si può negare una certa tensione tra Milan, Inter e Comune di Milano sul futuro dello Stadio Giuseppe Meazza. La situazione è certamente diventata più fumantina da quando – lo scorso 15 dicembre – il Milan ha inviato una lettera a “M-I-Stadio”, la società che si occupa della gestione di San Siro, per comunicare la disdetta a qualsiasi contratto a cominciare dal prossimo giugno. Mossa ripetuta, due settimane dopo, dall’Inter, evidentemente infastidita dalle mosse di Via Aldo Rossi. Pertanto sarà necessario che i due club si siedano ad un tavolo per discutere quantomeno della gestione ordinaria.

Sul punto è fondamentale capire anche quale delle due società meneghine costruirà altrove uno stadio di proprietà, ammesso che la condivisione di San Siro non va bene più a nessuna delle due. Per entrambe, la priorità è di restare al Meazza, in solitaria, però – a differenza dei nerazzurri – i rossoneri hanno fatto capire di essere disposti a migrare altrove pur di avere uno stadio tutto proprio.

Questo stallo rende difficile anche l’inizio dei lavori di ammodernamento dell’impianto, anche perchè i due club sono su posizioni radicalmente diverse: l’Inter ha fretta di iniziare i lavori, convinta che San Siro sia lontano dagli standards dei migliori stadi mondiali. Il Milan, invece, non ha alcuna fretta, soprattutto se San Siro non dovesse essere il suo stadio nel futuro. Come sciogliere questo rebus? Considerato che al momento nessuno dei due club sembra avere le risorse economiche per iniziare la costruzione di un nuovo stadio, secondo la Rosea la soluzione più percorribile resta la condivisione di San Siro, visto che Inter e Milan hanno un contratto di affitto col Comune di Milano fino al 2030.