Era luglio 2013 quando il patron del Palermo decise di scommettere su Gennaro Gattsuo. Maurizio Zamparani disse: “Rino sta lavorando con un entusiasmo incredibile per poter costruire una grande squadra,. Diventerà un esempio di lavoro. E’ umile e intelligente, ha una mentalità imprenditoriale: gli ho detto che tra 4 anni gli venderò la mia villa a Vergiate, quando andrà ad allenare il suo Milan“. Il rapporto tra i due, però, non fu lunghissimo e non si chiuse troppo bene, per usare un eufemismo. Zamparini, dopo l’ufficialità di Gattuso come nuovo tecnico del Milan, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport.

Zamparini l’ha azzeccata in pieno. Se lo sentiva davvero?

“Più che altro sono stato un mago, non c’era altro che potesse farlo pensare. Da noi era alla sua primissima esperienza da allenatore, lo scelsi anche per la sua grande carica e perché sostanzialmente si chiamava Gattuso”.

Una scommessa solo sul cognome?

“Il suo cognome già dice dice molto, il suo è sinonimo di grande temperamento, non è detto in senso dispregiativo. Semmai gli manca esperienza ad alti livelli ma gli auguro che tanta grinta lo aiuti a sopperire la mancanza anche in questo caso”.

In realtà lui ha chiesto di non essere giudicato solo come un allenatore tutto grinta e cuore. Lei trovò altro?

“Eravamo in Serie B, avevamo bisogno di un nuovo tecnico, giovane per iniziare un nuovo ciclo. Lui aveva appena chiuso la sua carriera di giocatore e poi allenatore del Sion. Un amico me lo suggerì: seguivamo Lafferty, il centravanti della squadra, che poi arrivò insieme a Rino. In realtà da noi lo portarono le circostanze. Se davvero è anche altro sarà il campo a dimostrarlo, e gli auguro sinceramente di farlo con il Milan. Ora è chiamato a un compito non facile e tutti dovete stargli vicino, la Serie A è tutto un altro livello e ripeto: Gattuso è stato un grande giocatore ma manca di esperienza. Io gli voglio bene e gli auguro il meglio, cosa devo dire di più?

L’esperienza non potrà farla direttamente a San Siro?

“Lo spero, come spero che quella fatta fin qui gli sia bastata. Anche Conte aveva il cognome pesante e poi è diventato il Conte grande allenatore che conosciamo adesso. Certo era passato dall’Arezzo, dal Bari, dall’Atalanta e poi dal Siena prima di passare alla Juventus. A Rino auguro di fare lo stesso e ripetere la carriera di Conte”.

Perché allora si lasciò scappare un allenatore dalla così luminosa carriera? Esonerato dopo appena sei giornate di campionato: 2 vittorie, 1 pareggio e 3 sconfitte

“Da noi era all’esordio e non fece bene. Ora è diverso e anzi, saprà renderlo diverso. Questa volta saprà davvero fare strada”.

Dunque in questo momento, fosse stato presidente del Milan, lo avrebbe riscelto?

“Ora faccio fatica a pensare al mio Palermo, figurarsi se mi metto a pensare dell’allenatore del Milan”.