Laureatosi in Giurisprudenza nel 2015, Giovanni D’Avino è giornalista pubblicista dal 2016. Praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere, nel dicembre 2012 entra a far parte di SpazioMilan.it, per il quale attualmente svolge il ruolo di Coordinatore di redazione. Da alcuni anni collabora anche con il settimanale calcistico Corriere del Pallone.

E’ inutile negarlo: il Napoli che questo pomeriggio è sceso in campo a San Siro è lontano anni luce dalla squadra che fino ad un mese fa guidava la classifica di Serie A, vincendo ed incantando l’Italia e l’Europa col suo gioco offensivo brillante ed efficace. I partenopei di Sarri sono in evidente fase calante – come dimostra il fatto che nelle ultime partite stanno perdendo punti su punti nei confronti della Juventus nella corsa Scudetto – ma i demeriti degli avversari certamente non tolgono quanto di buono ha fatto vedere la squadra di Gattuso nel match delle quindici.

Orfani dei due difensori centrali titolari, infatti, i rossoneri sono riusciti ad imbrigliare una squadra con più qualità, rendendo praticamente inoffensivi i vari Callejon, Insigne e soprattutto Mertens. Merito, innanzitutto, della “difesa di riserva”: Musacchio e Zapata – che negli ultimi quattro mesi il campo lo hanno visto quasi sempre dalla panchina – hanno saputo contenere egregiamente la rapidità dei folletti partenopei, dimostrando ancora una volta la grande professionalità che Gattuso ha sempre riconosciuto loro, da ultimo nella conferenza stampa di ieri. Chiaro che, a conti fatti, nella memoria degli amanti del calcio resterà soprattutto la parata fantascientifica di Gigio Donnarumma su Milik. Sui social qualcuno ha scritto che “per un portiere che prende sei milioni l’anno è d’obbligo fare certi interventi“. Ed invece no, perchè quel portiere “da sei milioni l’anno” – sebbene oggi abbia toccato quota cento presenze in Serie A – ha appena compiuto diciannove anni e solo pensare che parte dei tifosi rossoneri ne chiedono a gran voce la cessione fa accapponare la pelle.

Un buon pareggio, dunque, che in altre circostanze sarebbe stato ottimo: non lo è perché purtroppo il punto conquistato contro il Napoli non fa altro che acuire i rimpianti per una corsa Champions che era ampiamente alla portata dei rossoneri e che invece si fa ogni settimana più difficile, soprattutto dopo i soli tre punti conquistati nelle ultime quattro partite. I rimpianti partono da lontano, da un girone d’andata letteralmente gettato alle ortiche, ma hanno anche un riflesso più recente nel tempo: se il Milan fa enorme fatica a trovare la via del gol non è solo colpa degli attaccanti, che pure ci stanno mettendo del loro, ma anche e soprattutto di quella che ancora una volta Gattuso nel post partita ha definito “una coperta corta“. Vi si poteva (e doveva) rimediare nel mercato invernale, ed invece non è stato fatto: a questo Milan manca non soltanto un vice-Kessié (“Franck porta la croce e canta pure“, ha affermato Ringhio), ma anche qualcuno che possa dare un po’ di respiro agli elementi più appannati della rosa: Suso e Bonaventura in primis, ma anche Calhanoglu, che non riescono più a dare imprevedibilità e qualità alla manovra.

La soluzione migliore con cui arrangiarsi da qui a fine stagione sarebbe il passaggio alle due punte, anche se questo pomeriggio Gattuso non ha ritenuto di adoperarla (“Oggi avevo pensato di giocare con due attaccanti negli ultimi minuti, ma contro squadre con grande palleggio devi capire cosa puoi concedere e non mi sembrava il caso di rischiare“). Mancano sei partite alla fine del campionato: il Milan dia tutto per provare ad avere meno rimpianti possibili, nella speranza di un quarto posto che avrebbe oggettivamente del miracoloso

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