In estate è stato uno degli investimenti più onerosi, in primavera sembra essere già una scommessa persa. Insieme a Lapadula e Sosa, infatti, il paraguayano Guastavo Gomez è stato uno dei pochi elementi per cui l’attuale dirigenza rossonera ha investito qualche milione di euro, per l’esattezza otto nel suo caso. Di questi tempi sembra essere una cifra irrisoria, ma considerando il periodo in cui versano le casse rossonere e gli evidenti problemi economici, le cose cambiano un pochino. A maggior ragione non si può considerare minima una cifra uguale a quella spesa dalla Lazio, tanto per fare un esempio, per l’acquisto dell’olandese Stephan De Vrij, considerato a ragione uno dei migliori centrali della nostra Serie A. Il difensore rossonero non sembra fino a questo momento aver ripagato la fiducia di chi ha deciso di credere in lui.

Dopo una normale fase di ambientamento, in cui doveva crescere dietro agli insegnamenti di Gabriel Paletta, il massiccio centrale sudamericano sarebbe dovuto essere il titolare di questo Milan, al fianco di Alessio Romagnoli. Sarebbe dovuto essere, o almeno così ci si aspettava dopo il suo acquisto. Le buone prestazioni, soprattutto nella prima parte di stagione, proprio di Paletta, invece, lo hanno fatto scivolare nelle gerarchie di Vincenzo Montella e non lo hanno più fatto risalire. In questa scelta, però, hanno influito anche le sue di prestazioni che non hanno mai convinto e non sono mai sembrate all’altezza di chi gli sta davanti. Eppure, tra squalifiche ed infortuni dei due titolari, Gomez ha avuto qualche chance, anche in gare importanti come quella contro il Napoli o il derby contro l’Inter.

Qualche partita giocata bene c’è anche stata, ricordiamo ad esempio il secondo tempo nell’eroica vittoria a Bologna, ma in generale non c’è mai stata quella sensazione di affidabilità che un difensore centrale deve per forza di cose garantire. Così, da possibile titolare, Gustavito è diventata una riserva fissa, anzi si è ritrovato addirittura ad essere scavalcato anche da Cristian Zapata nelle gerarchie del tecnico milanista. Non proprio la stagione che si era immaginato, insomma. la sua giovane età (24 anni a maggio), però, impone alla società (qualunque essa sia) uno sforzo per tenerlo e per continuare a credere in lui. Non è mai facile, infatti, soprattutto per un difensore non europeo e per lo più con la sua imponente stazza, abituarsi al Campionato italiano e esprimersi fin da subito al meglio.