Silvio Berlusconi ed il suo ottantunesimo compleanno: non è più il presidente del Milan, ma i tifosi rossoneri non lo hanno dimenticato Silvio Berlusconi fa ottantuno. Oggi, ottantunesima candelina spenta dall'ex presidente del Milan: il popolo rossonero non ha dimenticato l'evento e non ha perso l'occasione - ieri, nella delicata vittoria di Europa League ottenuta ai danni del Rijeka - di omaggiarlo con uno striscione di auguri. La Curva Sud di San Siro lo ha salutato con un "Auguri Silvio", una via semplice ed efficace per dimostrare come certi ricordi siano indelebili. Ha fatto eco oggi la voce ufficiale del Milan, che tramite il sito di riferimento ha ricordato i momenti indimenticabili condivisi negli anni, augurando buon compleanno all'ex presidente rossonero. Berlusconi leggenda rossonera Snocciolare ora tutti i successi raggiunti dal suo trentennio al timone del Milan avrebbe il sapore della ripetizione: chi si ritrova su questa pagina ha ben chiaro cosa ha portato in dote la presidenza Berlusconi al club meneghino. Dovessimo ricorrere ad un solo concetto, parleremmo di affermazione internazionale. Sì, l'affermazione internazionale, quella che nessuna altra società italiana è riuscita a perseguire con tanta forza e consapevolezza. Il Milan di Berlusconi si è imposto sul tetto d'Europa e del mondo forte di uno stile di calcio riconoscibile, imprimendo una traccia indelebile nell'evoluzione di questo sport, con particolare riferimento in tal caso al Milan di Sacchi, icona del tempo e riferimento attuale per chi ha a cuore determinati sviluppi tattici. Perché chi anticipa il futuro nel futuro è destinato a rimanerci. Milan icona Per chi non si accontenta di fare le cose perbene ma vuole andare oltre, per chi sceglie di provare a vincere seguendo la lastricata via del bel gioco, con tutti i rischi che un'opzione del genere si porta inevitabilmente dietro. Il Milan di Berlusconi è stato uno spettacolo per gli occhi, dopo quello di Sacchi il riferimento va ad Ancelotti ed alle sue invenzioni, su tutte quella di Pirlo playmaker davanti alla difesa, visione che ha portato alla costruzione di una squadra vincente ed estetica come poche nell'efficacia dell'abbinamento, condita da campioni che in altra sede avrebbero fatto prevalere gli individualismi sulla collettività. Al Milan il talento dei singoli è invece andato di pari passo con la necessità di incastrarsi in una realtà multipla, Carlo Ancelotti è riuscito nell'impresa di schierare tutti i suoi calciatori migliori contemporaneamente nel campo da gioco - come dimenticare il proverbiale Albero di Natale con la simultanea presenza di Pirlo, Rui Costa, Seedorf, Kakà e Shevchenko - senza che la squadra si scomponesse di un centimetro, lasciando in dote i risultati che tutti ben conoscete. Ancora l'affermazione internazionale, il diktat che ha albergato dalle parti di Milanello nell'intera era Berlusconi. Il Milan post-Berlusconi Sapete anche come è andata negli ultimissimi anni: la scelta di vendere il Milan, al cospetto di una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e dotata sotto il profilo della capacità di investimento, la difficoltà nel rintracciare un acquirente valido e credibile, che avrebbe garantito al mondo Milan una sorta di continuità con l'era aurea di Silvio Berlusconi e non con le ultime tormentate stagioni, fatte di parametri zero e contestazioni. Infine l'accordo con la cordata cinese che fa capo a Yonghong Li, la ricostruzione della società con l'immissione ai suoi vertici di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, una rifondazione generale tanto necessaria quanto voluta, in tempi brevi, per riportare il Milan alle altezze che gli competono. Un percorso difficile, non immediato considerato il livello della concorrenza che intanto si è strutturato, ma se vogliamo già iniziato: la sessione di mercato del primo Milan post Berlusconi è stata imponente, oltre duecento milioni di euro investiti sul rafforzamento generale della squadra che hanno riportato il club sulle prime pagine sportive. Del Milan ora si parla nuovamente come una contendente ai primi posti del campionato, come una seria candidata alla conquista dell'Europa League, in attesa dell'eventuale ritorno in Champions, da consumare tra un anno qualora la squadra sarà stata brava a centrare uno dei primi quattro posti della Serie A. Il traguardo richiesto dalla nuova società, quella post Berlusconi, da centrare senza indugio. La strada per tornare dove si era un tempo non è in discesa e questo lo sanno un po' tutti, a partire dai diretti interessati: del resto, non per forza qualcosa di unico sarà ripetuto. Una speranza, quello sì, ma non necessariamente un obbligo. Ci si può affermare, quello senz'altro, ma diversamente. Sotto la guida di Montella, proprio quando torna di moda Ancelotti. Corsi e ricorsi storici. Il Milan di Berlusconi è storia e futuro, la storia che abbiamo raccontato, quella che ha anticipato le tendenze calcistiche, una storia non replicabile.
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