Una sera d’agosto, anno 2000, tutto sembra vacillare. Pochi giorni prima, nella passerella di fine centenario, che il Milan aveva festeggiato l’anno precedente, i rossoneri prendono cinque schiaffi dal Real Madrid a San Siro. Incontro amichevole, sì, ma sufficiente per far scricchiolare la panchina di Zaccheroni ancor prima che la stagione cominci. Alle porte c’è subito il primo esame stagionale, cose grosse, roba ufficiale, è il preliminare con la Dinamo Zagabria per l’ingresso ai gironi della Champions League. E’ uno dei quattro precedenti del Milan contro squadra croate, o meglio, contro la squadra croata: la Dinamo è infatti l’unica compagine di quel paese che i rossoneri hanno affrontato prima dell’incontro di giovedì sera contro il Rijeka per la seconda giornata di Europa League.
Accadde nella stagione 1973/74: reduce dalla fatal Verona ma con in bacheca una Coppa Italia, il Milan, detentore anche della Coppa Coppe, affronta nei sedicesimi della nuova edizione gli allora jugoslavi. Doppia vittoria: 3-1 e 1-0 nel segno di Chiarugi. Quella sera di agosto invece, a complicare le cose arriva il colpo di testa vincente di Pilipovic dopo venti minuti. No, non si può immaginare un Milan senza Champions League. E infatti una doppietta di Shevchenko, prima di testa e poi di rapina, ribalta tutto. E poi? L’estate pare la stagione dei bomber che non ti aspetti per il Milan.

Come Cutrone oggi, diciassette anni fa toccò ad Andrea Comandini da Cesena, che, entrato a partita in corso al posto di Josè Mari, scagliò nella porta di Butina il 3-1 che rese più rotondo il punteggio e più agevole l’insidiosa trasferta in terra croata. Negli stessi minuti, in Svezia, molti chilometri a nord, l’Inter di Lippi cadeva a Helsingborg per mano dello sconosciuto Hansson nel giubilo dei tifosi milanisti che apprendevano la notizia sul tabellone di San Siro.

Quel numero nove dal fisico possente e dalla grande volontà segnerà un pezzetto di storia recente del Milan come fece Paolo Rossi il primo dicembre del 1985: entrato in letargo durante la stagione, si riscoprì cervo a primavera l’11 maggio del 2001, quando con una roboante doppietta piegò subito le velleità proprio di quell’Inter, nel frattempo caduta in mano a Tardelli, dando inizio all’ormai celebre party del 6-0. “Pablito” invece, dovette accontentarsi del 2-2 finale, in quelle che restarono le sue uniche segnature rossonere. L’avventura di Zaccheroni, in quella controversa stagione, proseguì fino a marzo: colui che era riuscito ad avvitare meglio le assi della sua panchina grazie a quel gol in extremis, nulla poté nella fase a gironi, dove il Milan fu estromesso dopo l’1-1 contro il Deportivo La Coruna e Zaccheroni salutò dopo un miracoloso scudetto e null’altro.