Laureatosi in Giurisprudenza nel 2015, Giovanni D’Avino è giornalista pubblicista dal 2016. Praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere, nel dicembre 2012 entra a far parte di SpazioMilan.it, per il quale attualmente svolge il ruolo di Coordinatore di redazione. Da alcuni anni collabora anche con il settimanale calcistico Corriere del Pallone.

Comincia bene il 2018 del Milan. Sia chiaro, il Crotone è una di quelle squadre che devi battere senza se e senza ma se vuoi ambire a traguardi importanti, ma probabilmente un mese fa i pitagorici avrebbero trovato nel finale uno di quei “gol dell’1-1” che negli ultimi cinque anni tante volte abbiamo purtroppo visto soprattutto in quel di San Siro. Il Milan non è ancora guarito, e lo stesso Gattuso lo ha candidamente ed intelligentemente ammesso al termine del match di ieri pomeriggio (“Se pensiamo che tutti i problemi siano finiti, stiamo sbagliando di grosso“), ma quantomeno – in attesa di test più probanti, ad esempio quello contro la Lazio del 28 gennaio – per lunghi tratti della gara si è visto qualcosa di buono in fase di costruzione offensiva. Tutto ciò per portarci, a conti fatti, al settimo posto a due soli punti dalla sesta, la Sampdoria sconfitta a Benevento (che pure ha un match da recuperare in casa della Roma).

Merito principale di Gattuso, che ha messo da parte i ghirigori e sta puntando sulla concretezza, che non può non passare dal miglioramento della condizione fisica, soprattutto in considerazione del fatto che la squadra a lui lasciata in eredità da Vincenzo Montella quaranta giorni fa. Ringhio è stato bravo anche a rivitalizzare alcuni degli acquisti più costosi – e criticati – della scorsa estate: il gol decisivo di capitan Bonucci, la buona partita di Kessié, e qualche segnale di ripresa da Biglia. Manca ancora André Silva, ed è un vero peccato. Più di tutto questo, però, c’è stata l’ottima prestazione messa in scena da Hakan Calhanoglu, senza dubbio il migliore in campo del match. Il turco ex Bayern Leverkusen, soprattutto nel primo tempo, ha dato sfoggio di quei colpi che tanto desiderato lo avevano reso durante la sua esperienza in Germania: dribbling ubriacanti a creare azioni pericolose, cambi di gioco millimetrici, assist preziosi come quello non sfruttato da Jack Bonaventura, lui si un po’ in ombra. A questo, Calha ha aggiunto anche una mano in copertura quando il Crotone ha tentato negli ultimo quarto d’ora un disperato “assalto”. Al di là delle frasi fatte, può essere davvero lui il “vero acquisto” del mercato di gennaio dalle parti di Milanello.

Ma non può essere l’unico, perchè è palese che questa squadra necessita di rinforzi soprattutto nella zona nevralgica del campo, dove Kessié non ha un sostituto. Il direttore sportivo Mirabelli, tuttavia, per l’ennesima volta si è affrettato a chiudere ogni porta in entrata (“Possiamo dire che non andremo sul mercato in entrata. Mai dire mai, ma non abbiamo intenzione di intervenire su questo gruppo“). La sensazione è che, al netto delle uscite (Paletta pare ormai del Bologna e Gustavo Gomez sta facendo di tutto per andare al Boca Juniors), il mercato di Via Aldo Rossi possa ravvivarsi solo nell’ultima settimana di gennaio, in attesa che dalle big d’Europa emerga qualche buona opportunità.

Chiudiamo l’editoriale del post-Epifania con una considerazione che in qualche modo sempre di mercato tratta: la vicenda relativa al futuro di Gigio Donnarumma. Al netto delle tante polemiche sulla questione contrattuale, a cui il portierone campano sta rispondendo con delle ottime prestazioni (a Firenze almeno tre interventi decisivi, col Crotone due salvataggi fondamentali su Trotta e Simy), a dare fastidio sono le continue illazioni provenienti dai tesserati della Juventus sull’avvenire di Gigio. Evidentemente dalle parti della Torino bianconera ci sono rimasti male per il fallito tentativo della scorsa estate, ma è francamente inaccettabile sia che il signor Gianluigi Buffon si permetta di dare consigli al collega (ormai erede) di Nazionale su dove andare se vuole vincere; sia che il suo direttore sportivo Beppe Marotta – con la complicità di parte della solita stampa – un giorno si e uno no parli del futuro di un giocatore di un’altra squadra. Il Milan prenda posizione – proprio come in passato si affrettava a fare lo stesso Marotta – perchè quello rossonero non è uno dei tanti club satelliti a cui i bianconeri si sono affiliati negli ultimi anni. Che piaccia o no…

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