L’evoluzione è apprezzabile a partire dalla fine del mese di dicembre. La crescita atletica e il ritorno in pianta da stabile delle difesa a quattro, sono stati i fattori principali del cambiamento. Certo un pizzico di fortuna, contrariamente al resto della stagione, ha accompagnato il Milan in queste sei gare consecutive senza sconfitte, ma nel complesso è evidente che non si tratti più della stessa squadra.

Il 433 è il modulo di riferimento. I centrocampisti hanno iniziato ad inserirsi con più continuità e i risultati, ottenuti sempre con un po’ di sofferenza, hanno fatto si che un minimo d’autostima iniziasse a serpeggiare nel gruppo.

La rivoluzione estiva della rosa ha portato il Diavolo ad una fisionomia poco chiara. La coperta è corta indipendentemente dal sistema tattico che si va ad utilizzare e novanta minuti ai ritmi che impone Gattuso, non sono sostenibili senza sostituzioni. Pertanto è stata una gradita sorpresa la risposta sul campo del 442 proposto per necessità negli ultimi venti minuti della semifinale di Coppa Italia di mercoledì.

Una soluzione semplice ma efficace. Due punte che hanno consentito anche l’utilizzo di una palla lunga, che ha dato profondità ai rossoneri, evitando di dover produrre gioco con fraseggi esasperati. Una forza d’urto centrale in mediana capace di soffrire senza schiacciarsi, con la composizione di tandem sugli esterni che hanno dato la possibilità di non andare in inferiorità numerica sulle fasce.

Aspetti all’apparenza elementari, che hanno contribuito tuttavia a imbrigliare la Lazio, la quale arrivava da 18 gol fatti nelle ultime sei gare prima della doppia sfida col Milan, che gli ha visti in rete solo una volta nei 180 minuti delle due sfide di San Siro.

Avere un modulo alternativo di gioco sarà vitale nel febbraio densissimo di impegni tra coppe e campionato. C’è ancora molto da fare per raddrizzare la stagione. Forse però si è trovata la via.

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