Carlo Ancelotti si rende disponibile al clamoroso ritorno in Serie A: la sola ipotesi che nel concreto può riguardarlo

Fino alla giornata di ieri i rumors che insistevano sul prossimo futuro di Carlo Ancelotti andavano a sbattere contro una circostanza. O meglio un quesito: il Carletto nazionale è realmente disponibile a rimettere piede in Serie A? Considera nell’alveo delle sue possibilità quella di tornare a guidare un club del campionato italiano? A fugare i dubbi è stato lo stesso Ancelotti, che in un’intervista concessa a Milan TV ha candidamente aperto all’ipotesi Serie A: «La nazionale italiana sarebbe in ottime mani con Mancini, un allenatore che ha grande esperienza internazionale. Personalmente ho scelto di guidare un club, non so ancora se in Italia o all’estero, potrei persino stare fermo perché non ci sono tante possibilità concrete. Ma qualcosa salterà fuori. Tornare in Italia? Non ci sarebbe alcun problema».

L’apertura di Ancelotti

Chiara, netta, senza spazio all’interpretazione. Carlo Ancelotti può tornare in Serie A e ridisegnare gli equilibri del campionato. Ad un’analisi più attenta appare un’opzione logica: ha vinto tutto, lo ha fatto ovunque. In Inghilterra con il Chelsea, in Germania con il Bayern Monaco, in Francia con il PSG. In Spagna non ha vinto la Liga ma ha portato la tanto agognata Decima Champions League al Real Madrid. In altre parole, un marziano della panchina. L’allenatore più vincente della recente storia del calcio mondiale, se nell’interpretazione del concetto – come logicamente dovrebbe essere – viene inclusa quell’innata abilità nel farlo ovunque. Nell’adattarsi alle differenti realtà e sfaccettature di questo sport, nella capacità di calarsi in un breve lasso di tempo in ogni contesto che si pone sulla sua strada. Il suo status attuale gli impone di rintracciare quelle necessarie motivazioni che compongono buona parte del suo lavoro: tornare nel suo Paese, e magari provare a vincere in una squadra che non lo fa da tempo, inseguendo dunque l’obiettivo di alterare gli attuali equilibri, potrebbe fargli scattare le molle giuste. Ma quali sono i club italiani concretamente disposti ad aprirgli la porta? Per capacità economica ed ambizione possiamo considerarne cinque: Juventus, Napoli, Roma, Inter e Milan. Ma le situazioni interne a queste squadre sono effettivamente diverse.

Le conferme scontate di Roma ed Inter

Carlo Ancelotti ha sempre affermato che un giorno avrebbe volentieri fatto ritorno a Roma, nei panni dell’allenatore. Ma la Roma nella prossima estate non cambierà guida tecnica perché non ha alcuna ragione di farlo: è già ripartita un anno fa, con lo switch Spalletti-Di Francesco, e dopo una stagione in cui è stata centrata la semifinale di Champions League ed il terzo posto che vale l’accesso alla prossima, nonostante le distanze importanti rimediate in classifica da Juventus e Napoli non sussiste alcuna premessa per procedere ad un nuovo avvicendamento. Il matrimonio annunciato da tempo dunque dovrà quantomeno attendere ancora. Non altrettanto brillanti i risultati dell’Inter, che però come la Roma ha cambiato allenatore nella passata stagione e che comunque ha avviato un nuovo progetto, le cui prospettive sono visibili all’occhio: la certezza è che il raggiungimento del quarto posto – ultimo utile per accedere alla prossima Champions League – sancirebbe automaticamente la prosecuzione del rapporto tra Inter e Spalletti, la sensazione è che si possa andare avanti anche se ciò non accadesse. Ad ogni modo, tra le cinque realtà di Serie A papabili per l’eventuale ritorno di Ancelotti, la destinazione Inter ci appare francamente la meno probabile. Non fosse altro per lo storico passato dell’uomo Ancelotti, nella sua dimensione da calciatore ed allenatore, nell’ambiente Milan.

Le conferme altamente probabili di Juventus e Milan

Sponda Juventus: dopo quattro scudetti consecutivi e la mancata conquista dell’ambita Champions League, nessuno potrebbe scandalizzarsi se il club bianconero e Massimiliano Allegri decidessero all’unisono di salutarsi. Di separare le rispettive strade, con stretta di mano, ringraziamenti e sorrisi. Ricerca di altre motivazioni per l’allenatore, step successivo per una Juventus che – al netto dei risultati – non riesce ad esprimere un livello di gioco all’altezza del materiale aureo a disposizione. Eppure proprio ieri l’amministratore delegato Marotta ha affermato come non ci siano le basi per parlare di un ipotetico addio: la Juventus è felice di Allegri ed ha tutta l’intenzione di tenerselo, l’allenatore non vanta particolari offerte qua e là. L’impressione è che possano restare insieme e studiare le contromosse future per lanciare l’assalto alla prossima Champions League. Il Milan avrebbe avuto tutti gli argomenti per cambiare ancora dopo una stagione che non ha francamente aderito alle ingombranti aspettative iniziali: esonerato Montella, il traghettatore Gattuso è poi diventato la guida tecnica e spirituale a cui affidare il futuro del club rossonero. Una mossa che alla luce dell’andamento differente portato in dote dalla seconda gestione ci può anche stare, ma che comunque rappresenta un ulteriore rischio aggiunto ad un percorso che già non ha intrapreso la via desiderata. Il desiderio di sondare la pista Sarri c’è stato e resta uno scenario, così come – e ci mancherebbe altro – quello di fare una telefonata al vecchio amico Ancelotti. Il punto però è un altro: a Gattuso è stato appena rinnovato il contratto. Un triennale con tanto di riconoscimento in termini di ingaggio. Come verrebbe spiegata ora la decisione di cambiare allenatore?

La sola strada: il Napoli di De Laurentiis

Abbiamo proceduto per esclusione con il solo intento di dettagliare al meglio l’argomentazione. Sì, perché è proprio il Napoli l’unico club che potrebbe concretamente riportare Carlo Ancelotti in Serie A. Il ciclo Sarri è palesemente giunto ai titoli di coda. Ma non perché non si potrebbe proseguire insieme, c’è un libro da scrivere ancora, quanto invece per le rispettive volontà, in primis quella del tecnico: Maurizio Sarri non dà l’impressione di voler restare a Napoli. E nella vita non si resta insieme perché è complesso separarsi. Guai a commettere l’errore più grande. Considerato il carattere sui generis dei personaggi in questione – il presidente Aurelio De Laurentiis ed il tecnico Maurizio Sarri – il colpo di scena non è da escludere, ma al momento non ci appare la strada più praticabile. O meglio quella più voluta. A quel punto il numero uno del club avrebbe l’obbligo di rispondere con un gesto forte all’addio di un allenatore acclamato dal suo popolo, amato come pochi altri nella storia: ogni scelta ridimensionante avrebbe l’effetto di stimolare l’abbandono, quello del passionale ambiente partenopeo ad una squadra a cui – dopo tutto quanto accaduto nel corso di questo campionato – sarà inevitabilmente richiesto di restare nelle zone altissime della classifica. Il pezzo mancante del puzzle porta il nome di Carlo e il cognome di Ancelotti. Una risposta siderale.


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