Se l’Europa League diventerà un obiettivo primario di questo Milan lo capiremo solo la prossima primavera. Vincenzo Montella farà i conti della benzina rimasta nelle gambe dei suoi ragazzi, valuterà la posizione della classifica, il calendario e doserà i carichi (fisici e psicologici). Per qualcuno quella “coppetta” è diventata la manna dal cielo, ad esempio per il Manchester United di José Mourinho che l’anno scorso riuscì a tornare in Champions League proprio virando tutto sulla vecchia Uefa vinta in finale con l’Ajax.

Oggi, però, l’Europa League porta in dote una considerazione e un beneficio. La prima riguarda la fondamentale importanza di avere una rosa abbondante. A differenza della Champions, la seconda competizione continentale richiede un organico un po’ più ampio, che possa permettere di affrontare impegni sulla carta più “facili” offrendo occasioni importanti a chi gioca meno e facendo rifiatare i titolarissimi. Montella lo sa bene, visto che con la Fiorentina questa coppa se l’è giocata fino alla semifinale non più di tardi di due anni fa. Il girone del Milan è più che alla portata e consente proprio di far girare al meglio i ragazzi.

A Vienna, ad esempio, è nata l’idea di Suso accanto alla punta, Kalinic nel caso di ieri. Non solo. Sempre giovedì scorso in Europa League abbiamo visto all’opera, per uno scampolo di partita, Bonaventura, Calhanoglu e Suso insieme. E’ il beneficio di poter sperimentare e testare le migliori soluzioni, talvolta applicabili con piccole squadre anche in Serie A, talvolta come mossa spacca-partita anche nelle gare più ostiche. Fino alla trasferta austriaca il Milan aveva cambiato poca pelle. Dal match con l’Austria Vienna è cambiato un po’ questo concetto, obbligato dagli impegni ormai serrati come quello di dopodomani ancora a San Siro, contro la Spal. La strada è giusta. Non montiamo, quindi, casi sulla panchina di André Silva ieri dopo la tripletta in Europa. Né tanto meno è il caso di considerare Cutrone già relegato in seconda fila. Finora ha avuto ragione il Mister. Il primo a dargliela, ieri, è stato Kalinic che non si è portato a casa il pallone solo per colpa del (della) Var.