Il successo del Milan sul Crotone è la conferma che qualcosa sta girando: il merito è solo di Gattuso La sua più grande caratteristica, la grinta, da sola non bastava. Di Rino Gattuso ne nascono pochi al mondo e trasferire la propria rabbia agonistica ad un gruppo di giocatori in crisi di identità e risultati non è certo facile. Serviva, al Milan orfano di Montella, qualcos'altro. Un po' di concretezza, un'aggiunta d'ordine, e un pizzico di senso d'appartenenza, che non guasta. Ma era anche questione di uomini, di scelte. Restare arroccati su quel possesso palla sterile, su trame di gioco il più delle volte inconcludenti, ha portato il Milan ad incartarsi di partita in partita. Al punto che sembrava impossibile ribaltare l'inerzia negativa di una stagione maledetta. Poi arriva un gol ai supplementari di un derby e allora sì che inizi a pensare che quel condottiero in panchina qualcosa è in grado di darlo davvero. Quel qualcosa, con una parola, si chiama semplicità. Il Milan che fa il Milan contro il Crotone. Il Milan che crea, attacca, rischia il giusto e soprattutto vince. Riesce a portare a casa i 3 punti grazie all'intelligenza di Rino, che mette in campo la squadra più giusta possibile. Sfrutta l'onda lunga del momento di Cutrone, schiera tutta la qualità possibile con Calhanoglu, Bonaventura e Suso in campo. Affida a Biglia le chiavi del centrocampo, consapevole che solo lui - più di Montolivo - può regalare un vero cambio di passo a questa squadra. E poi convince Kessié ad inserirsi più spesso, aiuta Calabria ad accelerare il processo di crescita. Fa sì che Bonucci-Romagnoli, la coppia di centrali più forte, diventi un tandem col quale prendere confidenza. Non ha inventato nulla Rino. Non fa miracoli. Allena semplice, così come giocava. Ma al Milan fa fare il Milan. E non era così scontato.
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