Negli ultimi mesi, dall’avvento di Rino Gattuso sulla panchina dei rossoneri, i miglioramenti del Milan sono innegabili. Con la crescita della condizione fisica in primis, alcuni elementi fondamentali hanno iniziato a dare qualche risposta positiva. Bonucci e Biglia per esempio, principali designati a comporre la dorsale della squadra ad agosto ma finiti rapidamente sul banco degli imputati, anche se non ancora ai livelli massimi delle loro capacità di rendimento, stanno reagendo positivamente alla cura Gattuso. Ed i loro compagni di reparto ne stanno giovando: Romagnoli,  spesso addirittura è lui a coprire qualche sbavatura del più esperto partner centrale, Kessiè nonostante sia il più impiegato è sempre tra i milanisti che macinano più kilometri, abbinando quantità ad una discreta qualità.

Il tasto dolente era e resta il reparto offensivo. Mentre la difesa dall’avvicendamento MontellaGattuso si è notevolmente registrata, davanti si continua a centellinare le gioie. E questo rischia di compromettere le ambizioni e le velleità di rimonta della squadra. Non si puó sempre demandare il compito agli inserimenti o all’estro dei centrocampisti.

Tornando alla partita di Udine, senza l’ingenuità del seppur buon Calabria, il Milan probabilmente l’avrebbe portata a casa. Ma solo grazie ad una vera e propria prodezza balistica di Suso. Lo spagnolo ad oggi è il capocannoniere della squadra in campionato. E gli attaccanti? Coloro che per definizione dovrebbero essere deputati alla finalizzazione del gioco?

Il più prolifico è Kalinic, colui che purtroppo per lui resterà con l’etichetta del ripiego sulle spalle. Le 4 reti sono un bottino troppo misero per chi indossa le vesti del centravanti titolare di una squadra come il Milan.

André Silva? Il portoghese, troppo presto definito “bello di notte” per le reti realizzate in Europa League (contro squadre dal livello onestamente scadente), in campionato è ancora a secco. La fiducia? Il veleno? No, manca il gol. Con tutte le attenuanti del caso: la giovane età, la prima esperienza in una realtà diversa dal calcio lusitano, parafrasando una dichiarazione del mister di qualche settimana fa, “ci vuole coraggio per farlo giocare” ma nell’accezione negativa del termine. Non puó essere l’attaccante per cui si è speso quasi 40 milioni di euro.

E poi c’è Cutrone, colui dal quale si pretendeva meno, anzi, quasi niente, provenendo dalla Primavera ed essendo al primo anno di serie A, ma colui che sta portando più acqua al mulino della causa rossonera. A segno in tutte e 3 le competizioni, 10 le reti all’attivo per lui, solo nell’ultimo periodo è stato protagonista, portando per “mano” il Milan nelle partite sin qui più importanti della stagione: il derby che ha sancito la qualificazione alle semifinali di Coppa Italia e la prima vittoria in campionato contro una big, a San Siro contro la Lazio.

Quello dell’attacco resta ad oggi il rebus più complicato ed importante da risolvere, anche se viste le precedenti esperienze forse da quel punto di vista Gattuso (senza nulla togliere allo straordinario lavoro che sta portando avanti) sembrerebbe il meno adatto. Ma è quella la soluzione necessaria affinchè questo Milan possa a pieno titolo ritenersi sullo stesso livello e ritornare a competere concretamente con le squadre che lo precedono in classifica.