Milan di Gattuso vs Milan di Montella: le statistiche non sorridono a Ringhio. Che ora ha tempo e modo di prendersi la squadra ed il suo futuro Ecco le statistiche del Milan di Gattuso rapportate a quello di Montella: con il neo allenatore i rossoneri hanno ottenuto otto punti in sei giornate di campionato (vittorie contro Bologna e Crotone, pareggi con Benevento e Fiorentina, sconfitte contro Verona ed Atalanta), alla media dunque di 1.33 punti a partita. Con l'attuale allenatore del Siviglia il Milan ha invece totalizzato venti punti in quattordici gare di Serie A, alla media di 1.42 punti a partita. Dall'andamento di 1.42 a quello di 1.33: al momento la gestione Gattuso ha peggiorato il Milan. Peraltro trasferitosi dal settimo al decimo posto della classifica. Ad onor del vero con un ulteriore argomento da sviluppare: il Milan di Montella si è ritrovato a giocare contro le prime sei forze dell'attuale classifica, calendario che ha invece giocoforza evitato ciò al Milan di Gattuso. Eppure i risultati, invece di migliorare, si sono indeboliti. Milan, le cause Rino Gattuso ha ovviamente pagato (anche) un clima tutt'altro che gioioso: l'intero gruppo del Milan ha avvertito il peso del fallimento di inizio stagione. L'avvicendamento tecnico è stato il risultato del tutto: allenatore e calciatori non hanno trovato la quadra, il primo colpevole appunto di non aver rintracciato il necessario amalgama - tattico e caratteriale - tra le nuove forze garantitegli dall'imponente sessione estiva di calciomercato, i calciatori tutti o quasi al di sotto delle aspettative iniziali. Poco funzionali, svogliati, mosci: alcuni apparsi del tutto disorientati dalla nuova avventura. Che l'unico a salvarsi sia stato il baby Cutrone la dice lunga sulla sportivamente drammatica proiezione del tutto: da una campagna acquisti di oltre 220 milioni di euro puoi attenderti qualche impasse iniziale, ma non di certo un campionato così riduttivo come quello che sta conducendo il Milan. Di Montella prima ed ancor peggio di Gattuso poi. Impressionante la pochezza offensiva di questa squadra: quello del Milan - nonostante i fior di milioni investiti sui profili di André Silva, Kalinic, Calhanoglu e Borini - è addirittura l'undicesimo attacco del torneo con appena venticinque reti all'attivo: una media di 1.25 a partita che non può condurre lontano dalla triste baia a cui è oggi ancorata la barca rossonera. Milan, da dove passa la svolta? Il primo passo sarebbe quello di individuare la reale proiezione del Milan 2017-18: dove può arrivare questa squadra? Quale il suo vero obiettivo? Cosa è alla portata del Milan e cosa non lo è? In estate la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori avrebbe individuato nel quarto posto - ultimo utile per accedere alla prossima Champions League - il traguardo allo stesso tempo giusto e minimo che il Milan avrebbe dovuto raggiungere. Per aderire al target che una campagna acquisti così ingombrante necessariamente impone, al di sotto del quale è lecito parlare di fallimento tecnico. Oggi questo obiettivo appare d'un tratto quello massimo, eppure così lontano da non ritenerlo più alla portata. Sarebbe del resto clamoroso che il Milan di Gattuso, nel prossimo girone di ritorno, risultasse in grado di compiere la rimonta. Più plausibile invece lavorare in termini di squadra, rintracciare quelle coordinare finora mancate e presentare al termine della stagione - dove per stagione si intende anche il futuro cammino in Europa League - un Milan dignitoso. Così Gattuso... In altre parole Gennaro Gattuso deve rendere sconveniente alla società procedere ad un nuovo ed ulteriore avvicendamento tecnico: soluzione che non deve convenire a nessuna delle parti, altrimenti è logico ipotizzare che si procederebbe a tale scelta. L'attuale allenatore rossonero deve convincere la società sulla qualità e sulla prospettica continuità del suo lavoro, deve convincere la società a non ripartire da zero. Ad oggi non è la soluzione più quotata: meno illogico ipotizzare che il Milan cerchi un allenatore top class per affidargli la prossima panchina. In modo tale da andare sul sicuro. Gattuso ha ancora un margine, che passa inevitabilmente dal rendimento di alcuni calciatori finora irriconoscibili in relazione alle aspettative: Biglia e Kessié su tutti, deputati in estate a stravolgere in centrocampo rossonero ma al momento corpi spuri della squadra, André Silva e Kalinic appena dopo. Settanta milioni e quattro gol in due: ma che scherziamo? Sullo sfondo la leadership di Bonucci: qualcosa su cui lavorare con la massima delicatezza ed attenzione, considerata la complessità della vicenda. Mesi di corsa ad ostacoli e spine disseminate qua e là: quel che è certo è che Gattuso non si arrenderà. Non è nella sua indole farlo.
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