Si diceva anche quest’estate: il Milan ha abbondanza di soluzioni. Il 3-5-2 che pareva materia scritta, si è impantanato quasi subito dentro le idee confuse di Montella ma anche di un progetto partito forse col piede sbagliato. Rodriguez esterno e terzino, Borini esterno e poi attaccante (esterno pure lì), Suso schierato dietro la punta e poi ritornato nel suo ruolo. L’abbondanza di soluzioni ha forse cozzato con la confusione generale. Cambiare spesso copione non giova a un film che vuol divenire una pellicola da Oscar e il Milan è risultato non più che un raffazzonato video amatoriale.

La medicina migliore pare essere stata il 4-3-3, lascito di Montella con il quale ha trascinato, seppur a fatica, i rossoneri al sesto posto utile per l’Europa League. Se Bonaventura preferisce giocare davanti e Borini è da lodare per la dedizione seppur non possa fare molto di più, il vero equivoco natalizio è stato Cutrone buttato largo a sinistra. Ci si augura che il numero 63 giochi nel luogo che più predilige, l’area di rigore e che sia ben coadiuvato dagli esterni che sono tornati ad essere coloro che ben hanno figurato lo scorso torneo. Suso gli ha fornito l’assist per l’1-0 del derby di Coppa, e anche Calhanoglu a Firenze ha beneficiato dello spirito d’iniziativa dello spagnolo. Che pare prediligere il rientro e tiro con il sinistro: ecco, se mi può essere consentito di avanzare una prospettiva, in questo caso alcuni correttivi e idee alternative nel gioco del numero 8 sarebbero ben gradite.

Tuttavia, facciamo crescere questo “nuovo” 4-3-3 lasciando ad esso il tempo che gli serve. Non confondiamo però l’alternanza e la polivalenza con la confusione: questo Milan ha bisogno di trovare un sentiero maestro e di non farsi stuzzicare da percorsi alternativi che sinora l’hanno portato fuori rotta.