37esima giornata, Serie A 2016-2017: il Milan di mister Montella occupa il sesto posto in classifica (già matematico) a quota 63 punti dopo una stagione caratterizzata dai continui alti e bassi.

37esima giornata, Serie A 2017-2018: il Milan di mister Gattuso occupa il sesto posto in classifica (non ancora matematico) a quota 61 punti dopo una stagione caratterizzata dai continui alti e bassi.

Analogie tra le due annate? Apparentemente tante. Veri punti in comune? Solo quelli di sopra elencati. Differenze? Praticamente tutto il resto.

Momento:

Già, perché se la squadra guidata dal tecnico campano arrivò ad una giornata dal termine del campionato con la consapevolezza di aver disputato una stagione, al netto del mercato e del livello tecnico della rosa, tutto sommato soddisfacente (con l’Europa, seppur quella meno importante, finalmente riconquistata), quella invece allenata da Ringhio non può certamente ritenersi altrettanto soddisfatta.

Mercato:

Gli obiettivi, all’inizio di questa stagione, andavano ben oltre un misero sesto posto (peraltro non ancora conquistato): le ingenti cifre investite sul mercato costringevano il Milan a puntare quantomeno il quarto posto, da quest’anno valevole l’accesso diretto ai gironi di Champions League. Ma tant’è. La principale differenza sta infatti proprio qui: se il Diavolo dello scorso anno scendeva in campo senza particolari pressioni e consapevole dei propri limiti, questo ha invece disputato ogni partita col pensiero di dover necessariamente arrivare tra le prime quattro e di non poter deludere le attese, giocando così con una pressione addosso non indifferente. Gli acquisti estivi non si sono però rivelati all’altezza di questo compito, e questo è il risultato.

Uomini chiave, allenatore e Donnarumma:

Il tasso tecnico della rosa nel corso di quest’anno è però senza dubbio aumentato. Che poi si sia riuscito a far fruttare o meno questo miglioramento è un altro discorso, ma il lavoro estivo svolto dal duo FassoneMirabelli resta sicuramente di buon livello. Ciò ha ovviamente comportato un cambiamento nelle gerarchie della squadra, con l’addio del vecchio idolo Deulofeu che ha lasciato spazio al nuovo beniamino Calhanoglu (ancora però in fase di crescita dopo una prima fase sottotono con Montella), l’upgrade nel mezzo con il tank Kessié che senz’altro non ha fatto rimpiangere il buon vecchio Kucka, il nuovo, a metà, muro difensivo composto dal duo Romagnoli-Bonucci, e gli indissolubili pilastri Suso e Bonaventura. E Donnarumma? In porta, al momento, c’è ancora lui. Ma il Gigio visto in campo in questa stagione è solo un lontano parente del ragazzo prodigio in grado di conquistare San Siro a suon di miracoli nelle scorse due stagioni, ed il suo addio, complice anche un ormai complicato rapporto con la tifoseria, sembra già annunciato. Dopodiché, vi sono state anche le varie vicissitudini in panchina, con l’improvviso cambio di rotta a metà stagione: dove da un Montella deludente e non in grado di creare un gruppo coeso dopo i nuovi arrivi, si è passati ad un Gattuso grintoso, amato e schietto, ma forse ancora un po’ troppo acerbo.

Insomma, al netto di quanto detto, sembra che tutto in questo Milan sia cambiato, fuorché la mediocrità degli traguardi raggiunti a fine maggio. A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: la rivoluzione estiva subita dal club, con i numerosi innesti ed i proclami di futura gloria, ha veramente cambiato qualcosa?