Dando un’occhiata ai virgolettati riportati in settimana da diversi media, pare che la nostra dirigenza non abbia del tutto imparato la lezione. Sbandierare ai quattro venti che “abbiamo in mente un nome di un centravanti che farà venir giù San Siro”, non è esattamente l’espressione migliore se l’intento è quello di lavorare a fari spenti, con metodo e serietàDopo un’estate, la scorsa, passata a lodarci per il mercato, alzando parecchio l’asticella e parlando di ambizioni Champions, ci si è ritrovati a far i conti sulle fisiologiche difficoltà di una rosa fortemente rinnovata, cambi di modulo, di preparatori atletici e di allenatore.

Un’annata risollevata in parte da chi era stato chiamato in causa per far crescere la primavera, e chi si è ritrovato la bollentissima patata di salvare l’ennesima stagione 0 di una nobile decaduta. Diciamo che di progettuale in questo c’è poco, ma il buon Rino qualche risultato l’ha portato, nonostante le complessità della situazione ereditata.

Gattuso ad ogni conferenza, ad ogni post partita, ad ogni intervista, dispensa bagni di umiltà, con parole sincere e misurate. Alzare di nuovo i toni, rilanciare l’idea di una sessione di mercato importante, ancora prima di conoscere la posizione e la punizione che l’UEFA ci infliggerà, è l’autogol di cui non abbiamo bisogno.

Mirabelli è stato incauto. La spettacolarizzazione di agosto l’abbiamo
pagata. Eviteremmo una seconda rata, anche perché da fare c’è parecchio. C’è da colmare un gap da 15 punti circa per il quarto posto. Mica pochi dopo aver già investito 230 milioni.