Eccoci qui. Come in un film dal finale già scritto stiamo percorrendo una ad una tutte le tappe delle peggiori gestioni delle stagioni sportive. Il modello che stiamo seguendo è quello dell’Inter morattiana che ci ha fatto tanto divertire nei decenni scorsi. Del resto è quella l’estrazione dei due attori protagonisti. Purtroppo stavolta il set è quello della nostra sponda del Naviglio. In breve le sequenze:
Squadra costruita a caso con un mercato a cifre folli e giocatori presi alla rinfusa
– Campioni montati pagati da Fenomeni e giovani di belle speranze comprati a peso d’oro
– Conferma del precedente allenatore con contratto faraonico, ma poca convinzione nelle sue qualità
– Estate piena di balle, promesse e illusioni
Difficile assemblaggio di una squadra cambiata per nove undicesimi, che dunque squadra non è
– Conseguenti primi risultati deludenti
– Totale scarico di responsabilità dei dirigenti sull’allenatore per i mancati risultati
Ingerenze tecnico-tattiche della dirigenza sulle scelte dell’allenatore
Tardivo sostegno all’allenatore con contemporanea e malcelata ricerca del sostituto
Esonero
– Scelta di un allenatore “milanista” per ingraziarsi la piazza (un classico della casa) e per dare la classica “scossa”

Purtroppo il seguito del film è cosa nota: primo effetto positivo del cambio di allenatore, magari con qualche vittoria. In questo senso la gara contro il Benevento è l’ideale per cominciare una nuova avventura: non si può non vincere. Anzi, il filotto di partite che sta per cominciare potrebbe davvero portare qualche risultato. Ma poi, verranno fuori inevitabilmente e inesorabilmente i limiti di una rosa carissima costruita male e gestita peggio.

Gattuso, oltretutto allenatore “a tempo determinato”, pagherà come il suo predecessore i primi risultati negativi. Speriamo per lui e per noi che i nodi vengano al pettine il più tardi possibile e che Fassone e Mirabelli non puntino a battere i record dei quattro allenatori appartenente proprio ai nerazzurri. Rimarrò per sempre legato a Rino Gattuso uomo eccezionale e campione inimitabile, milanista vero. Ma come allenatore di livello è all’esordio assoluto. Esattamente come Fassone e Mirabelli nei rispettivi ruoli, uno come amministratore delegato, l’altro come direttore sportivo. La cosa buona di Rino è che non ha peli sulla lingua e quando le cose inizieranno a non andare per il verso giusto non si farà problemi a dire la verità e a dare a ognuno le proprie responsabilità. Anche perchè a differenza di Montella non ha un contratto triennale da 3,5 milioni all’anno per cui è molto opportuno tenere la bocca rigorosamente chiusa.

Da innamorato del Milan non posso non fare un tifo sfrenato per Rino, ma da giornalista non posso non rilevare l’illogicità della scelta di Fassone e Mirabelli. I quali, dopo sei sconfitte, hanno deciso di esonerare Montella dopo un pareggio. Ricordando il celebre Moratti che cacciò Gigi Simoni dopo due vittorie. Ma i due dirigenti ex interisti hanno voluto superarsi. Tutte le società esonerano l’allenatore prima della sosta per dare modo a quello nuovo di mettere le mani sulla squadra, loro lo hanno esonerato alla prima partita dopo la sosta, all’inizio di un ciclo che quest’anno non avrà nemmeno la sosta natalizia. Alle volte sembra quasi che facciano le loro scelte non nell’interesse del Milan, ma contro.

Va beh, intanto abbiamo la consapevolezza che la nostra stagione è già finita a novembre. Aspettiamo la prima partita decente di mister 8 milioni Bonnimbauer e il primo gol in campionato di Andrè Cristianoronaldo Silva, magari proprio contro il temibile Benevento. Così almeno avranno qualcosa da dire e da scrivere quelli che hanno il contratto da “tifosi” e che da sempre vengono pagati per esprimere le idee degli altri. Io continuo a pensare che sia meglio esprimere le proprie. Anche gratis.

A questo proposito apprendo oggi che, dopo il colloquio con Fassone, Riccardino nostro ha preferito andare in Cina piuttosto che lavorare in un Milan troppo diverso da quello che aveva lasciato lui. La stessa scelta di Paolo Maldini. Non avevo dubbi. I veri amori non finiscono e l’amore di Ricky per i nostri colori è roba vera. Mica…