Cercavano un milanista e hanno trovato un allenatore. Uno degli obiettivi di Fassone e Mirabelli fin dal primo giorno del famigerato “closing” era quello di accreditarsi agli occhi della tifoseria accostando al loro progetto qualche vera “faccia” da Milan e invece sono riusciti prendere solo qualche mezza figura ex Inter. Avevano provato a corteggiare il top dei top, Paolo Maldini ma hanno preso uno storico due di picche.

Poi ci hanno provato con Albertini, Costacurta, Ambrosini e addirittura Riccardino Kakà. Senza nessuna fortuna. Nel momento in cui hanno deciso di esonerare Montella, al quale loro stessi avevano accordato un principesco rinnovo contrattuale solo pochi mesi prima, la loro principale necessità era quella di portare fino in fondo una stagione fallimentare già dopo poche giornate. Nonostante la faraonica campagna acquisti. La scelta del nuovo allenatore dunque non è dipesa da nessuna convinzione tecnica, ma dalla terribile necessità di trovare qualcuno con cui i milanisti non potessero prendersela. Se non altro per il suo luminoso passato e la sua indiscutibile fede. Oltretutto Rino era già tecnico della Primavera quindi di fatto non si poteva rifiutare, come invece avevano fatto tutti gli altri. In ultimo costava poco e accettava un contratto di soli nove mesi poichè dopo le spese folli d’estate improvvisamente anche i due neo-dirigenti si erano accorti che i rubinetti si erano improvvisamente chiusi. La scelta di Rino, già la scorsa estate quando gli era stata affidata la Primavera, aveva dunque la chiara esigenza di prendere un “grande milanista” prima ancora che un bravo allenatore.

Il fatto che Mirabelli e Fassone per primi non credessero fino in fondo alle capacità dell’allenatore Gattuso è dimostrato proprio dal tipo di contratto fatto a Rino. Devo dire la verità, a ragione, poiché fino a quel momento la carriera del Gattuso tecnico non era stata probante nè incoraggiante. Ma ancora una volta, proprio come accadeva in campo, Rino ha stupito tutti, forse anche gli stesso dirigenti che lo hanno scelto. Dalla sua Gattuso ha avuto la fortuna di aver saltato l’estate dei peana, della glorificazione della campagna acquisti e delle aspettative da scudetto per una squadra mediocre quanto quell’anno precedente. Tutta questa roba se l’è sorbita Montella. Quando è arrivato Rino eravamo già sul fondo del barile. Tutte le illusioni estive erano già svanite e lui ha potuto partire dal basso. Con umilità e spirito di sacrificio. Come piace fare a lui.

In queste condizioni è riuscito a ricreare quello spirito di squadra smarrito. Quello che c’era l’anno scorso e che la schizofrenica e dispendiosa campagna acquisti aveva frantumato. Con calma, pazienza e voglia di soffrire Gattuso ha ricostruito prima il gruppo e poi la squadra. E’ ripartito dallo zoccolo duro dell’anno scorso: Bonaventura, Suso, Montolivo, Abate, Romagnoli, Donnarumma, all’occorrenza i giovani Calabria e Cutrone. Addirittura Antonelli. Attorno a loro ha ricostruito un’unità d’intenti che non c’era nemmeno in società. E’ riuscito a tener fuori dallo spogliatoio le convinzioni tattiche di Mirabelli e della sua fantomatica difesa a 3. Rino è ripartito a 4, con il 4-3-3, il modulo che meglio di tutti consente a questa squadra di coprire il campo. Con la coesione e la voglia di lottare pian piano sono arrivati anche i risultati. In assoluta par condicio Gattuso ha ignorato anche i consigli (ex) presidenziali di giocare con le ormai proverbiali due punte.

Piccola parentesi: Berlusconi ha ribadito che sono stati spesi male i 250 milioni, ma non è agli atti una replica di Yonghong Li o una risposta di Fassone tesa difendere il suo lavoro o il capitale speso dal suo presidente. Tornando alle famose “due punte” Gattuso banalmente non può schierarle anche perchè fa fatica a trovarne una. E, come dico da quest’estate, è inconcepibile spendere 250 milioni sul mercato e ritrovarsi con un attacco più scarso di quello dell’anno prima.

Facciamo un gioco: con a disposizione Kalinic, Silva, Cutrone e Bacca, oggi Gattuso chi farebbe giocare? Purtroppo il colombiano. E lo scrive uno che non ha mai apprezzato le doti tecniche e tattiche di Carlos. Questo è il vero paradosso del mercato del Milan. Così come è paradossale che Gattuso sia costretto a far giocare André Silva per dimostrare a tutti che il ragazzo è palesemente inadeguato al campionato italiano. Resta da chiedersi perché l’abbiano preso, e per giunta a 42 milioni. Ma nessuno stavolta indaga su “chi ce l’ha portato”. Rimango dell’idea che, con un vero centravanti la partita di Udine sarebbe finita ben prima dell’harakiri del giovane Calabria. Che non si può certo crocifiggere per i due punti sfumati.

Chiediamoci piuttosto perchè abbiamo speso 20 milioni per un terzino per poi scoprire che ne avevamo in casa uno migliore…. Ma anche qui è meglio non farsi domande. Detto questo, considerando irraggiungibile per questa rosa l’obiettivo Champions League, resto dell’idea che 10 punti nelle ultime 4 partite siano un bottino ottimo. Del quale bisogna dare gran parte del merito a Rino Gattuso, milanista e allenatore vero.