Il progetto di Yonghong Li, uomo d’affari cinese e azionista di maggioranza del club rossonero, non sembra riuscire a sbocciare e, sempre secondo la Repubblica, rischia di decadere già dopo neanche un anno di gestione. Tanti i punti interrogativi, a cominciare dal rifinanziamento del debito: Yonghong Li dovrà restituire entro ottobre circa 383 milioni di euro a Elliott Management, somma comprensiva di pesanti interessi. Una massa debitoria difficile da estinguere che rischia di bruciare e frenare l’interesse di nuovi fondi o gruppi finanziari, come quello arabo, che sembrano allontanarsi dall’idea di investire nel progetto Milan.

Come riferisce sempre l’edizione odierna di Repubblica, ci sarà un possibile ritardo sull’aumento di capitale previsto entro febbraio da 16 milioni di euro; Marco Fassone nel CdA di martedì prossimo annuncerà il rinvio di tale esborso minimo, brutto campanello d’allarme per le casse rossonere. Mister Li comunque entro giugno dovrà mettere di tasca propria un’iniezione di 80 milioni, sia come garanzia per Elliott sia per i ricavi promessi dall’area commerciale cinese.

Altro cruccio non di poco conto è rappresentato dal mancato sviluppo della branca Milan China: la società creata per sviluppare ricavi e introiti in Asia va a rilento. Solo due sponsor (neanche troppo rinomati) sono stati finora reperiti e il progetto China Next Generation Education Foundation lanciato dal Milan in estate è ancora fermo e bloccato.