L’impegno è quello di riportare il Milan in alto. Da qui al 2021. Mettendo già nel mirino la finale di Coppa Italia del prossimo 9 maggio contro la Juventus, all’Olimpico. Il fresco rinnovo di contratto, dopo una stagione sorprendente sotto ogni punto di vista, rimane per Gennaro Gattuso un punto di partenza. Lui che è sempre stato abituato a non sentirsi mai arrivato. Fin dall’estate di quel 1999 quando Ruben Buriani, team manager della Salernitana, lo consigliò al Milan. Dal giorno dell’esordio in maglia rossonera, datato 15 settembre 1999 (Chelsea-Milan 0-0 in Champions League) fino alla giornata di oggi, il Milan è sempre stato nell’anima di Ringhio.

Sono state complessivamente 468 le gare ufficiali disputate con la maglia rossonera, andando a segno “solo” undici volte. Una, la più pesante, è ben impressa nella mente dei tifosi milanisti, visto che portò la vittoria a Torino contro la Juventus nella stagione 2010/2011, quella dell’ultimo scudetto con Massimiliano Allegri in panchina. Poi un girovagare di panchina, tra Svizzera, Serie A, Serie B, Grecia e l’approdo alla Primavera rossonera, solo per pochi mesi, visto che lo scorso novembre ha raccolto lo scomodo testimone lasciatogli dall’esonerato Vincenzo Montella.

Il merito di Gattuso è stato, fino a questo momento, quello di inculcare nel gruppo la sua grinta, segno distintivo di un Dna rossonero. I risultati, pian piano, sono arrivati, fino a sfiorare il sogno di contendere il quarto posto all’Inter. Tutto è ancora alla portata, ma con otto gare da giocare l’approdo in Champions League è piuttosto utopico. E nonostante qualche approccio sbagliato alle gare (vedi la gara d’andata di Europa League persa contro l’Arsenal) e un attacco troppo abulico per essere vero, oggi il Milan ha un’identità e si proietta per tornare almeno in Europa League per la prossima stagione. Se poi questa qualificazione avverrà per essere la squadra vincitrice della Coppa Italia, tanto meglio. Per tutti. Ma non sarà un punto d’arrivo per Ringhio. Come sempre.