Arrigo Sacchi, ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ha parlato della sfida tra Spagna e Italia: “Storicamente, abbiamo una cultura corporativa e con le grandi ci esaltiamo. Facciamo faticare tutti, siamo il pugile che nessuno vuole sul ring. In passato, eravamo la Nazionale da battere perché c’era poca differenza e il nostro carattere prevaleva. Gli spagnoli erano sulla strada giusta, ma inseguivano lo spettacolo individuale. Il salto di qualità c’è stato dopo che il mio Milan ha dato una lezione totale al Real Madrid: quel giorno hanno capito che il calcio non si interpreta individualmente. Ventura sta facendo un ottimo lavoro in una situazione complicata. Con quello che ha. Se la nostra caratteristica è difesa, coperti e contropiede è normale che vi ricorra. Con una tattica prudente avrà il sostegno di tutti, pur sapendo che se perde saranno guai”.

E ancora: “Ho sempre seguito Ventura, mi entusiasmava il suo Bari, un 4-2-4 che diventava 4-4-2, perché il calcio è movimento, con giocatori normali. Spero dia all’Italia uno stile come quello dato al Bari. Noi siamo strani, abbiamo vinto due Mondiali senza mai pensare di essere superiori. Però stiamo crescendo. Ai miei tempi, la Cremonese veniva a San Siro e si chiudeva. Invece, il Sassuolo di Di Francesco e l’Empoli di Sarri avevano possesso palla. Insigne è il più grande talento italiano degli ultimi dieci anni, ha intuizioni geniali. Deve solo evitare di fare il furbetto, ogni tanto, quando non ha voglia di correre. E’ un peccato perché, tatticamente, è proprio bravo”.