Correva voce, pochi giorni prima del closing dell’aprile 2017, che il sogno di Paul Singer fosse quello di trasformare prima o poi il Milan in un modello societario analogo all’Arsenal. L’ipotesi non è proprio campata per aria, se consideriamo che un anno e mezzo fa arrivò addirittura dal Wall Street Journal e, ancora di più, se teniamo presente che il capo del fondo Elliott altro non è che un tifosissimo dei Gunners. Prendendo per buona l’eventualità, come cambierebbe il Milan?

Dal 2007 l’Arsenal è saldamente nelle mani di una holding oggetto di avvicendamenti tra imprenditori. I principali azionisti principali sono l’americano Stan Kroenke e l’uzbeko Alisher Usmanov. Non solo. Fino al 2013 la presidenza era rimasta a un esponente della famiglia Hill-Wood, per decenni alla guida dello storico club londinese. Il che può portare a pensare ad un’operazione analoga con il conferimento del titolo di presidente onorario a Silvio Berlusconi. Suggestioni, per ora. Ma non andiamo troppo lontani, se consideriamo che il primo nome emerso per il nuovo cda del Milan si chiama Paolo Maldini, sempre nell’ottica di pescare nel passato.

Ad ogni modo, Elliott, se seguisse il modello Arsenal, potrebbe tenersi il Milan fino alla fine dell’anno per poi aprire ad un azionariato misto, dove probabilmente ci sarebbero quote e imprenditori diversi interessati alla società. Molto dipenderà dall’esito della controversia che Yonghong Li avanzerà di fronte al Tribunale del Lussemburgo. Il cinese chiederà il valore corretto del club: il fondo americano oggi ne assume il controllo per circa 370 milioni, mentre il closing con Fininvest del 2017 ammontò a 740 (debiti compresi), quindi il doppio. A questo punto Li potrebbe avanzare la richiesta di un guadagno sulla prossima rivendita. Elliott proverebbe in questi mesi a rivalutare il club, cercando poi il nuovo proprietario (o i nuovi proprietari) e rientrando dei prestiti a Li, degli interessi e del capitale che erogherà prossimamente. L’extra potrebbe finire al cinese per la sua “cedola” di ringraziamento per questo anno e mezzo di “disturbo”.