L’ultimo Milan di Montella e l’attuale Milan di Rino hanno alcuni tratti comuni, come l’incapacità di prendere l’avversario alto con un pressing organizzato e difficoltà costanti nel creare occasioni da gol.

Il primo aspetto è riconducibile ad una condizione atletica deficitaria che non permette alla squadra di poter giocare in modo aggressivo. Il secondo è figlio degli equivoci tattici che questa rosa si porta dietro da inizio stagione.

Aver un solo riferimento offensivo, senza ali pure e con mediani che si inseriscono poco, genera prevedibilità. I giocatori più tecnici, Bonaventura e Suso, non sono esterni dinamici. Hanno piedi molto educati e sanno saltare l’uomo, ma spesso impiegano quel tempo di gioco in più, che non consente all’attaccante di turno di prendere alcun vantaggio in area di rigore, al di là del modo in cui interpretano la gara alternativamente i vari Kalinic, Silva o Cutrone.

Il paradosso dunque è che le uniche fonti di pericolosità sono a volte le stesse che finiscono per rallentare le azioni. Sembra una bestemmia, tuttavia dopo quasi 30 gare ufficiali, il trend pare proprio questo.

Il recupero di un elemento come Calhanoglu potrebbe regalare soluzioni tattiche differenti, dando la possibilità al tecnico di cambiare modulo. Altrimenti per fermarci basterà sempre imbrigliare Suso.

Il mercato non porterà nuovi giocatori offensivi a Gattuso. Anzi, in queste prime battute, i rumors riportano un nuovo interesse dal campionato cinese per Kalinic e voci che vedrebbero big europee su Suso. Ma al momento da Casa Milan hanno precisato che non ci sono movimenti in vista.

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