Rimettere ordine, la prima mossa. Andando contro a tutti quelli che da lui si aspettano solo grinta e furore agonistico, Gennaro Gattuso – allenatore della prima squadra da soli tre giorni – ha deciso di curare il Milan innanzitutto a livello tattico. Non tanto  modificando moduli o sistemi di gioco,  continuando invece sulla strada già intrapresa dal predecessore Vincenzo Montella, bensì rimettendo gli uomini al proprio posto.

In che senso? Tra le tante decisioni bizzarre o quanto meno poco comprensibili dell’Aeroplanino in questi primi tre mesi di stagione compariva anche la scelta di schierare giocatori per così dire adattati, cioè in ruoli non proprio consoni alle loro caratteristiche o comunque mai interpretati fino a quel momento: Borini quinto di centrocampo, spesso costretto ad agire da terzino, lui che fino allo scorso anno faceva l’attaccante in Premier League; stessa sorte capitata a Suso in occasione dell’ultima gara contro il Torino. Così come Rodriguez impiegato come terzo di difesa – con Zapata, Musacchio, Gomez e Paletta a disposizione – o addirittura Calhanoglu nel ruolo di mezzala.

Cose inconcepibili, soprattutto dopo un mercato che ha portato in casa rossonera undici muovi acquisti. Gattuso dunque comincia la nuova esperienza milanista rimettendo le pedine nelle caselle giuste. Contro il Benevento dunque largo al 3-4-3 con a centrocampo Montolivo (in attesa del recupero di Biglia) e Kessié, definito dallo stesso Gattuso suo erede anche in occasione della conferenza stampa di presentazione, affiancati da Rodriguez e Abate, quindi da due esterni di professione. Davanti, insieme a Kalinic, Bonaventura e Suso, finalmente riportati nei ruoli di loro competenza. Che magari anche solo mettere ordine allo scacchiere possa risolvere alcuni dei problemi di questo Milan.