L’essenza del gioco del calcio erano, un tempo, le partite alla stessa ora, il Totocalcio e anche la partitella con gli amici con i cappotti usati per delimitare la porta. Vi è mai capitato di arrivare in ritardo a una di queste partitelle? Di solito il bambino più irriverente ti diceva: “Va bene, puoi giocare, ma allora stai tu in porta!”. Una punizione meravigliosa, un castigo pallonaro ben più gradito di quelli di mamma e papà quando si prendeva un brutto voto a scuola. Era quello che sostanzialmente accadde anche ad Attilio Trerè (al centro della foto), nelle statistiche “Trerè II”, perchè aveva un fratello che si chiamava Alessandro e aveva iniziato la stessa carriera calcistica di Attilio, nel Milan. In un Milan di inizio secolo, quello fondato da poco, dove Herbert Kilpin è il Mahatma riconosciuto, ma Attilio Trerè ne sarà forse il vero simbolo: più o meno stessi baffetti del fondatore, molto simili a quelli dell’imperatore Guglielmo II, grande temperamento e un fervore cameratesco che lo fece aderire prima al gruppo degli Arditi e poi al partito fascista.

Ma perché iniziò tra i pali? Perché era l’ultimo arrivato in quel Milan del 1903, e di solito l’ultimo arrivato andava in porta. Poi, avanzò: prima difensore, poi centrocampista. Tra i pali vinse il secondo titolo rossonero, quello del 1906, prima di abbandonare il Milan per contrasti interni nel 1909 e riabbracciarlo quasi subito, nel 1910.

Attilio Trerè era uno degli undici in campo il 15 maggio del 1910 con la maglia della nazionale contro la Francia, nel primo storico incontro disputato dall’Italia, che vinse nettamente per 6-2. Chiuse la sua pionieristica militanza al Milan con 17 gol in 62 partite, prima che le ferite subite sul Carso, quando fu inviato in guerra, lui interventista convinto, lo costrinsero a smettere. “Lo sport illustrato” ne pubblicò una foto con una didascalia: “Uno tra i più noti e appassionati footballer italiani,appartenenti all’eroico gruppo di volontari che si batterono con Corridoni, Dino Roberto, Gibelli, ecc, ferito da una scheggia di granata”. Trerè morì nel 1943 e le sue spoglie riposano al cimitero del Verano a Roma.