Nella lingua parlata del calcio italiano c’è sempre lo zampino di Gianni Brera. Lo scrittore travestito da giornalista prese spunto nientemeno che dai Promessi sposi di Manzoni per apostrofare Egidio Calloni da Busto Arsizio, classe ’52, che a mangiarsi i gol era un professionista, lo “sciagurato”, come era scellerato e giovine lo stesso Egidio del romanzo di Manzoni, seduttore della monaca di Monza. Trentuno gol in centouno partite, mica male per uno ricordato quasi solo per quelli che sbagliava.

Egidio Calloni era cresciuto calcisticamente nell’Inter (pure!) e aveva brillato a Varese a tal punto che nel 1974 il Milan lo scelse come terminale offensivo del proprio attacco. Ed Egidio mica delude: capocannoniere della Coppa Italia nel 1977, che il Milan vince battendo i nerazzurri in finale, terzo posto in campionato la stagione precedente. È un Milan in transizione tra il suo periodo d’oro targato Rocco e Rivera, che alla fine dei Settanta appenderà le scarpe al chiodo, e il suo periodo più nero, culminato con il calcioscommesse e la doppia serie B nel giro di tre anni.

L’ilarità della vicenda di Calloni al Milan sta nel fatto che, dopo i numerosi errori in maglia rossonera, il bustocco colpirà da ex in più di una occasione: nella stagione 1978-79, la prima al Verona dopo gli anni di San Siro, il nostro andrà a bersaglio verso fine campionato, in una sfida cruciale nella strada verso il decimo scudetto dei rossoneri. Che riusciranno a ribaltare il punteggio vincendo per 2-1 e mettendo una seria ipoteca sul titolo. La seconda, nell’inferno della cadetteria: nell’annata 1980-81 il Milan perderà 3-1 a Palermo con tripletta proprio del suo ex attaccante.

L’alternanza sotto porta su azione, non conosceva pause dagli undici metri: su undici calci di rigore tirati dal 1974 al 1980, Calloni ne trasformerà undici. A lui sono legati i ricordi non certo più vincenti ma sicuramente più romantici di un Milan vestito della maglia rossonera e righine strette, a tal punto da essere ricordato alla metà di quegli anni Ottanta in occasione dell’arrivo in rossonero di Luther Blissett, inglese sciagurato come lui e forse più, per il quale fu coniato il soprannome “Callonissett”. Dentro una chiave così negativa, entrambi i personaggi, al pari di Jordan, Wilkins o Hateley, sono ancora oggi consegnati alla memoria collettiva rossonera che tratta i propri figli allo stesso modo, avessero dominato il mondo come Van Basten o li abbiano fatti imbestialire per intere domeniche come Egidio e tanti altri.

Ed è proprio nel 1982, mentre per il suo Milan si apre la botola della seconda retrocessione, Egidio lascia il calcio e si dà ai gelati, divenendone venditore e rappresentante. Continuando però a tenere ben teso quel filo che lo lega al pallone: insegna calcio a una squadra di giovanissimi all’oratorio di Verbania. Facendo in modo che, almeno loro, la porta la vedano più spesso di lui.