E’ già arcinota l’avvenuta scadenza della clausola rescissoria (valida solo per l’estero) di Suso. Qualcuno starà tirando un sospiro di sollievo. Qualcun altro si starà mangiando le mani. Eppure, in realtà, non ha ragione nessuno. Il fatto che la clausola sia scaduta non significa che Suso resterà al 100% in rossonero. Anzi. La clausola è quel mezzo che non permette alla società di governare il destino di un proprio calciatore. Scadendo, il futuro del ragazzo rientra nelle facoltà del club di appartenenza. E così è per il Milan. Che ora può vivere nella consapevolezza che il rischio scippo-Suso sia sventato. Ma che non può ancora escluderne la definitiva partenza: dovesse presentarsi qualcuno con 35 milioni cash, per esempio, difficilmente non si imposterebbe una trattativa concreta. Motivo per cui il futuro dello spagnolo non è ancora scritto.

Resta altresì chiaro che la sua permanenza alla corte di Gattuso sia ora vertiginosamente più probabile di qualche giorno fa. Ecco, appunto. E’ un bene o un male che Suso resti. Qualcuno storcerà il naso. Proviamo a fargli cambiare idea con quattro buone motivazioni.

  1. Gattuso ha esplicitamente richiesto di trattenerlo. E come potrebbe essere altrimenti? Lo spagnolo è una pedina fondamentale dello scacchiere di Rino. Non solo a livello tecnico. Anche dal punto di vista tattico: la sterzata verso l’interno e il cross a rientrare sul taglio della punta, per esempio, è una delle giocate più frequenti (nonché più letali) da quando c’è Gattuso. E in questo sia Calha sia Suso sono specialisti.
  2. C’è poi da considerare che un’eventuale cessione di Suso comporterebbe una sorta di rivoluzione offensiva, da cui non sarebbe toccato il solo Calhanoglu. Già perché la sensazione è che, in un modo o nell’altro, il bomber in attacco arriverà. E allora perdere anche lo spagnolo vorrebbe dire ritrovarsi con un attacco snaturato per due terzi. Il rischio a quel punto sarebbe lo stesso dello scorso anno: la necessità di troppo tempo per assimilare bene i movimenti. Il che comporterebbe, almeno inizialmente, la perdita di quei punti che a fine anno risultano spesso fondamentali.
  3. Che poi, a dirla tutta, se c’è un big che non ha senso vendere è proprio lui: l’unico che al momento non ha un doppione in rosa. Vederlo vorrebbe dire ricavare qualche soldo dalla cessione per poi investirlo sulla punta. Ma allora rimarrebbe del tutto scoperto il ruolo di esterno destro. E in quella zona di campo di mancini come Suso ce ne sono pochissimi e costano parecchio. Significherebbe, in pratica, tappare un buco e aprirne un altro.
  4. Ma ciò che veramente sta dalla parte di Suso sono i numeri. L’anno scorso 8 gol e 14 assist complessivi. Tradotto: non segnerà spessissimo (8 reti sono un bottino comunque più che dignitoso), ma sa essere ugualmente decisivo. Quattordici assist, come lui, non li ha prodotti nessun altro rossonero. E allora, forse, il famigerato bomber andrebbe preso coi soldi di qualcun altro. Perché qualcuno dovrà pur mettercelo davanti all sporta.