Se la proprietà cinese del Milan non versa entro lunedì 10 milioni, la società finisce nelle mani di Elliott

L’orologio societario del Milan scorre incessantemente. I granelli di sabbia nella clessidra rossonera sono quasi tutti esauriti. E’ arrivata la sentenza della Consob cinese: la holding del proprietario del Milan, ha tenuto nascosto il dissesto precedente all’acquisto un anno fa del club da Fininvest per 750 milioni. E ora il tempo è quasi scaduto a Milano. Sia il cda rossonero che il fondo Elliott hanno messo paletti e scadenze. La conclusione di questa assurda vicenda potrebbe avvenire tra pochi giorni e non il 15 ottobre, data ultima per rimborsare il prestito da 300 milioni di Elliott. E’ l’effetto di una nuova postilla presente sul contratto con gli americani. Yonghong Li lo sa e sta facendo di tutto per raccogliere 10 milioni di aumento di capitale. Sembrano passate ere geologiche dall’età berlusconiana. Impensabile che un bonifico di 5/6 milioni possa essere vissuto con apprensione o gioia in casa Milan.

La corda è tesissima. La Uefa ha respinto il patteggiamento e il rischio di ritrovarsi fuori dalle coppe è alto. Se Li non bonifica entro lunedì i 10 milioni, se ne fa carico Elliott e a quel punto scatterebbero i termini finali per il numero uno rossonero per rimborsare il fondo americano. Bucando questa scadenza, gli americani possono esercitare tutte le garanzie e prendersi il Milan a 350/360 milioni. Si applicherebbe quindi la nuova clausola approvata dall’assemblea degli azionisti il 2 maggio. Del resto da aprile 2017 nessuna rata in scadenza a testato la solidità cinese, perchè il prestito emesso dal fondo americano prevede rimborso, capitali ed interessi tutto alla fine. Ora c’è questo mini banco di prova sugli aumenti di capitale (25-26 milioni entro giugno) Difficile che Yonghong Li scivoli su qualche milione, ma il sentiero tracciato dagli americani è durissimo.


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