Tempo di bilanci per il primo anno del Milan targato Yonghong Li. Un personaggio, il presidente cinese rossonero, che abbiamo potuto conoscere poco nell’arco di questi dodici mesi, che ha parlato più a mezzo comunicati o lettere, rappresentato dall’Amministratore Delegato, Marco Fassone, e dal braccio destro, David Han Li. Eppure di acqua sotto il ponte rossonero ne è passata tanta: dal derby della vigilia di Pasqua dell’anno scorso, recuperato in extremis da Zapata, alla conquista della finale di Coppa Italia. In mezzo il ritorno in Europa, una roboante campagna acquisti, l’esonero di Vincenzo Montella, l’arrivo di Rino Gattuso con fresco rinnovo. E un comune denominatore: i dubbi e i rischi legati al rifinanziamento del debito col fondo statunitense Elliott.

Di certo, dopo le delusioni degli ultimi anni, il merito di questo Milan è stato quello di aver riacceso un po’ di fiamme tra i tifosi. Prima l’arrivo di campioni come Leonardo Bonucci, poi il ritorno sul palcoscenico continentale, seppur dalla porta dell’Europa League, quindi la grinta di Gattuso e la smania di giovani talenti come Patrick Cutrone: di motivi per sorridere, nei dodici mesi passati, ce ne sono stati. E la finale del 9 maggio tutta da giocare contro la Juventus potrebbe essere il coronamento di un percorso tortuoso, ma certamente prodromico alla costruzione di un nuovo Milan vincente.

Permangono, tuttavia, le solite incognite. La stabilità finanziaria del club è messa a rischio da due fattori: da una parte le restrizioni che l’Uefa imporrà con il settlment agreement presto in discussione, dall’altra il destino della proprietà legata al prestito di Elliott. Gli scenari si sprecano. Di certo, se dobbiamo oggi affidarci alla voce di Marco Fassone, non c’è da aspettarsi un’altra campagna acquisti faraonica. La guida tecnica è stata ben messa in cassaforte, col contratto siglato la scorsa settimana da Gattuso. Ma lo stesso allenatore aspetta un bomber in grado di fare la differenza. I soldi per comprarlo potrebbero arrivare da una cessione eccellente. Anche qui i nomi si sprecano, con buona pace del popolo rossonero.