La cessione del Milan ai cinesi sarebbe (condizionale d'obbligo) al centro di un'inchiesta per riciclaggio della Procura di Milano. Nessun rilievo da fare nel merito, ma le tempistiche sono sospette... Che il Milan non se la passi propriamente benissimo è sotto gli occhi tutti. Anche un cieco  post-sbornia ancora alle prese coi fumi dell'alcol si renderebbe probabilmente conto che qualcosa in casa rossonera non va. Anzi: più di qualcosa. Il progetto tecnico milanista fa acqua da tutte le parti (e si fa troppo presto ora a dire che la pezza Gennaro Gattuso potrebbe, dovrebbe, magari, forse, può darsi, salvare la barca), mentre quello societario è un minestrone scadente di propositi e strategie finanziarie non meglio identificate che, pure se non possiamo ancora dire con certezza essere fallimentare, di sicuro poco digeribile alla nostra comprensione effettivamente risulta. Fin qui nulla di nuovo. C'è però anche molto altro. Come se non bastassero i problemi con le banche, i guai con la UEFA, la deficienze di mercato e le sciagure di classifica, stamane al Milan è arrivata un'altra cinquina ben assestata. Ci riferiamo chiaramente alla notizia (non confermata ufficialmente) riguardante una possibile inchiesta della Procura di Milano riguardo alle vicende che hanno portato circa un anno fa alla cessione dei rossoneri da parte di Silvio Berlusconi alla cordata cinese capeggiata da Yonghong Lì (leggi anche: BUFERA MILAN: INCHIESTA PER RICICLAGGIO). Facendola breve e provando a semplificare un po' la questione (che di sicuro è più complessa rispetto a quanto spesso i giornali provino a raccontare), il sospetto degli inquirenti sarebbe (condizionale sempre d'obbligo, ci mancherebbe) che Berlusconi abbia in qualche modo gonfiato la cifra di vendita del Milan (720 milioni di euro) non di poco (almeno 300 milioni in più) rispetto al reale valore del club, gravato invece da una situazione finanziaria non tanto florida (i rossoneri avevano già chiuso diversi bilanci in passivo, ricorderete tutti). Da qui la richiesta di accertamento riguardo ai flussi finanziari che hanno portato all'acquisizione della società. Milan: tanti interrogativi, ma uno su tutti Sarebbero a questo punto diversi gli interrogativi pacatamente da porsi. Che la provenienza dei capitali di Yonghong Lì possa essere di per sé un po' misteriosa, non è certo una gran novità: la stessa UEFA avrebbe chiesto garanzie circa lo spessore finanziario dell'imprenditore cinese senza ricevere (a quanto pare) ancora risposta concreta. Bisognerebbe quindi innanzitutto comprendere di chi stiamo effettivamente parlando e soprattutto se, quanto e in che modo possa a sua volta essere coinvolto nella vicenda lo stesso Berlusconi (di cui, nelle fonti ufficiose, non mai è fatta menzione esplicita: anche questo va precisato). Di sicuro qui nessuno può mettere in dubbio i presupposti su cui, eventualmente, si fonderebbe l'inchiesta della Procura milanese e non si tratta tanto di garantismo, rispetto per le istituzioni, o banalità simili, quanto piuttosto di buonsenso: commentare approfonditamente una notizia di cui si sa poco e niente (e di cui pure la veridicità, se ci permettete, non è poi tanto scontata) provando ad ipotizzare questo o quell'altro è semplicemente un po' da minchioni, oltre che da dilettanti. Una questione su tutte però, disinteressatamente (cioè al di là delle naturali simpatie e antipatie di tifo o, se preferite, pure politiche), dovremmo comunque affrontarla: perché proprio adesso? L'affare di compravendita del Milan, concluso circa un anno fa, è stato a lungo oggetto di analisi ed illazioni: se ne è parlato, ve ne abbiamo parlato, e un po' tutto è stato detto e scritto. Di tempo per approfondire la vicenda ce n'è stato e sicuramente ce ne sarà. Perché dunque rimestare nel torbido proprio ora, a meno di due mesi dalle elezioni? Che il calcio possa essere un formidabile strumento di campagna elettorale s'era capito già da un po' e pure nelle ultime settimane i riferimenti al Milan erano stati utilizzati con una certa disinvoltura dallo stesso Berlusconi, impegnato in prima persona in vista delle politiche di marzo. Il fatto che però possa esserci anche il più piccolo dei sospetti che qualcuno abbia intenzione di abusare di una notizia per inficiare sull'unica di fatto libera scelta rimasta a noi poveri stronzi, è di per sé già quantomeno preoccupante. Almeno questo possiamo dirlo, no?
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